Antonio Flora è proprietario del Centro di Medicina Fisica e Riabilitazione “Tarantini” di Trani.

Antonio Flora è nato al confine tra Bari Vecchia e Bari Nuova. È cresciuto in mezzo a due mondi diversi e distanti, da una parte la strada dall’altra le giacche e le cravatte imbellettate. Un condensato di opposti e contrasti che è diventato quasi un tratto del suo carattere, una seconda pelle addosso a questo “ragazzaccio” di 74 anni, imprenditore della sanità privata pugliese proprietario del Centro di Medicina Fisica e Riabilitazione “Tarantini” di Trani. Accanto all’eleganza dei modi e alla sicurezza di sé, s’intravede una dose di cinismo. Sempre concentrato sul lavoro e sui conti economici da far quadrare, Antonio Flora sa essere anche burlone con gli amici («mia moglie dice che soffro della sindrome di Peter Pan») e concedersi momenti di piacere come quel sigaro spento che accompagna sempre tra le mani durante l’intervista, il burraco con gli amici, i giochini di strategia al computer o sul divano a guardare uno dei 4.500 film in dvd che colleziona.

Tra una cosa e l’altra ha dato una nuova vita a questo centro di riabilitazione tranese trasformandolo in uno dei più più importanti poli fisioterapici in Italia, tra le settanta eccellenze sanitarie in tutto il mondo per tecnologia, superficie e gamma di servizi proposti. C’è anche il calcio. Flora è stato anche presidente del Barletta negli anni delle quattro promozioni consecutive, cittadino onorario della città della disfida, patron negli anni passati di numerose cliniche private nel Barese. A parte un fastidio alla cervicale, Flora sembra non conoscere età.

Corre sempre, va a duecento all’ora in tutti i sensi, è un tipo concreto che non perde tempo. «Non amo le chiacchiere, non sopporto le polemiche » dice di sé, «per favore non fatemi vedere i talk show». Laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, una volta lasciata l’esperienza universitaria come assistente, nel ‘70 entra in Regione Puglia e lì incontra il mondo della sanità.

Un incontro quello con l’universo salute del tutto casuale, si direbbe.

Sono stato tra i circa cento funzionari che hanno dato vita alla Regione Puglia quando nel ‘70 furono eletti i primi Consigli regionali in tutta Italia dando esecuzione al dettato costituzionale. L’esperienza regionale è durata dieci anni durante i quali mi sono occupato di sanità prima nell’ufficio di gabinetto del presidente della giunta e poi come capo di gabinetto dell’assessore alla sanità. Sempre in quegli anni sono stato commissario della Commissione Sanità della Regione Puglia e nel 1978 ho vissuto da vicino in prima linea la riforma sanitaria che portò alla chiusura delle mutue e alla creazione dell’Usl. Sì, è stato un incontro casuale, ad ognuno di noi funzionari era stato assegnato un settore di competenza, a me è toccato il quello della sanità. Una coincidenza fortunata.

Dopo alcuni anni infatti si è ritrovato nel settore privato a gestire un impero sanitario con 1.200 dipendenti: che cosa è successo?

Ho rassegnato le dimissioni dalla Regione e insieme ad alcuni amici ho creato la Apulia Salus una società con la quale abbiamo cominciato a gestire cliniche private. Abbiamo iniziato con una prima casa di cura di Geriatria, poi un’altra di Chirurgia Oculistica e  poi ancora un’altra specializzata in Ortopedia. Abbiamo aperto una clinica molto famosa a Bari, “La Madonnina”, che purtroppo non c’è più adesso. Un’altra importante clinica a Manfredonia, due centri di riabilitazione Riabilia a Bari e l’istituto Frangi ad Acquaviva.

“HO RASSEGNATO LE DIMISSIONI DALLA REGIONE E INSIEME AD ALCUNI AMICI HO CREATO LA APULIA SALUS
UNA SOCIETÀ CON LA QUALE ABBIAMO  COMINCIATO A GESTIRE CLINICHE PRIVATE”

Un bel coraggio: ha scelto di lasciare il posto fisso da tutti agognato per fare l’imprenditore.

Mi sono dimesso dalla Regione, ho preso la liquidazione, ho venduto la casa e ho fatto un vero e proprio salto nel buio. Mia moglie lavorava al Di Venere, avevamo in casa un mezzo stipendio e già una bambina. Quell’esperienza in Regione mi stava stretta, quello che vivevo non mi soddisfaceva e poi  a me piace sempre sfidarmi.

Insomma possiamo dire che imprenditori si nasce non si diventa, le ne è testimone, no?

Quando ero funzionario della Regione comprai una edicola sotto casa che stava chiudendo: un bel giorno andai dalla persona che la gestiva e gli dissi: “stai tranquillo da oggi tu lavori per me”. Una volta mi sono anche comprato tre garage e ancora oggi io e  mia figlia Alessandra siamo proprietari di un hotel incentro a Firenze, “Hotel Borghese Palace”, una struttura che gestisce mia figlia trasferita lì già da diversi anni. Ma le dirò di più. Nel 2008 ho venduto tutte le mie aziende che operavano nel settore sanitario.

Che è successo?

Ho ricevuto un’offerta importante da parte di una multinazionale francese. Ho venduto tutto e così sono rimasto sei anni senza far niente. Insieme con mia moglie e i miei figli ho girato l’Italia e l’Europa.

Si è goduto un po’ di vacanze arretrate.

Quando avevo l’Apulia Salus si lavorava tanto: uscivo di casa con l’autista alle otto e mezza, accompagnavo i ragazzi a scuola e tornava a casa la sera distrutto:  in quei diciotto anni è stata una vitaccia, lavoravamo secondo standard europei anche di sabato e di domenica. Tra parentesi ho fatto anche quindici anni di presidenza di calcio. Ho iniziato così per gioco ad Acquaviva delle Fonti, poi mi è stato offerto il Barletta che ho portato dalla Promozione alla serie C in soli quattro anni scrivendo un record assoluto nella storia del calcio pugliese. Riempivamo lo stadio con 8 mila tifosi, una bellissima esperienza, solo i 260 chilometri all’ora in auto o in moto ti regalano le stessi emozioni. Ovviamente rimettendoci tanti soldi, con il calcio è così è inutile dirlo. In quegli anni ho negato un bel po’ di vacanze alla mia famiglia. Però poi mi sono stancato di stare senza far niente.

Si è stufato di godersi la vita?

Secondo me godersi la vita è fare quello che ti piace fare. Il grande comico italiano Alberto Sordi diceva: tutti mi dicono che sono avaro e che non  vado mai in vacanza, la verità è che faccio un mestiereche mi piace moltissimo, mi pagano benissimo per questo mestiere, mentre quando vado in vacanza devo spendere soldi e non mi diverto. Anche per me è stata un po’ la stessa cosa.

Quindi a un certo punto torna in campo ed eccoci qua in questo centro di fisioterapia di Trani.

Anche in questo caso è stata una casualità. Un amico di Trani, un commercialista, mi disse di questo centro di fisioterapia gestito dal dottor Vito Antonio  Tarantini che aveva bisogno di una mano, un centro importante che lavorava da venticinque anni qui a Trani e quindi già molto conosciuto. Quando sono venuto qui ho trovato un disastro completo. Ho cominciato a mettere mani e a un certo punto ho proposto al dottor Tarantini di rilevare il centro. Ho rifondato la struttura partendo da zero, ho cambiato sede, ho acquistato 700 mila di attrezzature modernissime e sistemato il rapporto con i dipendenti. Abbiamo fatto un gran bel lavoro, oggi parliamo di un’azienda che ha un margine operativo di circa 400 mila euro l’anno, siamo tra i primi 70 centri più avanzati al mondo, circa 1.800 metri quadri di superficie coperta, non esistono altri centri così in Italia. Siamo un’eccellenza per la Puglia in termini di numero di addetti, superficie e qualità dei servizi.

“HO RIFONDATO LA STRUTTURA PARTENDO DA ZERO, HO CAMBIATO SEDE, HO ACQUISTATO 700 MILA DI ATTREZZATURE MODERNISSIME E SISTEMATO IL RAPPORTO CON I DIPENDENTI”

Oggi la sanità, in particolare nel settore pubblico, è quasi sempre in rosso: qual è stata invece la sua formula magica?

Innanzitutto fissare un obiettivo concreto e credibile. I progetti camminano sulle gambe delle persone ed è inutile fare grandi proclami, sono finiti i tempi in cui ci si arricchiva con la sanità. Se compro un’azienda che può dare un margine di 10 non posso sperare di averne 20 se non distruggendo l’azienda o facendo porcherie: se quel 10 ti va bene, allora devi puntare a raggiungere 10. Come? Con il lavoro, con l’impegno e con collaboratori validi. Ecco, se c’è un talento che il Padreterno mi ha dato allora è quello di non sbagliare la scelta delle persone giuste sul lavoro. Quelle non le puoi proprio sbagliare e se ti accorgi che hai sbagliato devi subito tagliare la testa, senza se e senza ma. Perché solo quando hai uno staff buono, le idee chiare, l’esperienza e degli obiettivi concreti, solo così avrai successo. Nella sanità non si guadagna molto, ma i numeri sono molto alti. Calcoli che questa struttura fa 2 milioni di euro di fatturato all’anno: il 10% di 2 milioni fa 200 mila euro. Se sei bravo ne puoi guadagnare anche di più, ma l’obiettivo deve restare guadagnare 200 mila euro.

Leggendo la sua storia sembra che quando prende in mano un progetto lo porta al successo: se lo vuoi fare un complimento?

Sono un ex giocatore di casinò, ho fatto anche questo nelle mie tante vite. Montecarlo Venezia, pensi che ho fatto il mio viaggio di nozze in giro tra i casinò europei. Ho giocato a certi livelli e le posso dire che un giocatore vincente non esiste. E tuttavia le assicuro che se lei entrasse in un casinò con l’obiettivo di vincere… che ne so… diciamo il doppio di quello che ha puntato… ebbene se arrivasse a vincere  e trovasse il coraggio di alzarsi e andarsene, lei sarebbe un giocatore vincente. E se invece perdesse tutte le fiches e riuscisse a non cambiarne più altre, lei sarebbe ancora un giocatore vincente. Perché la verità è che bisogna saper restare con i piedi a terra. Essere concreti. Accontentarsi di una piccola vittoria o di una buona sconfitta. A volta una onorevole  sconfitta fa pure bene, domani è un altro giorno, si può giocare ancora e tornare a vincere. Questa è una lezione importante che mi ha insegnato il calcio.

Lei è un signore di una certa età, con una certa esperienza, mi sembra una persona sicura di sé e anche soddisfatta della sua vita. C’è un cosa che le fa paura?

Mhh.. una cosa che mi fa paura…. non saprei… ah, una cosa che mi fa paura è la sofferenza delle persone a cui voglio bene. Quando i miei figli non stavano bene io non riuscivo a lavorare. Oggi ho un bellissimo nipotino che si chiama Alessandro, è la gioia più bella che il Padreterno poteva darmi. Fare il nonno è bellissimo, vi auguro di diventare nonni, ti prendi solo il meglio, devi dire sempre e soltanto «sì», è più facile che fare il papà… ecco quando mio nipote non sta bene per me è una sofferenza. Il resto non mi fa paura.

C’è una cosa che vorrebbe insegnare da subito a suo nipote?

Evitare di far male alla gente. Io non sono un cattolico praticante, sono un cristiano e basta. Ma se si può non far male alle persone sarebbe un fatto positivo, c’è tanta gente che fa del male inutilmente. Ma se qualcuno ti fa male allora tu devi fargli più male. Sono nato al confine tra Bari Vecchia è Bari Nuova, il portone di casa mia si affacciava su corso Vittorio Emanuele, c’erano due vie una verso il mondo civile e l’altra verso la strada. Io, figlio di due funzionari dello Stato, scappavo sempre verso la parte della strada. Mia madre insegnava Italiano e Latino all’Orazio Flacco, mi metteva sotto, mi diceva che non dovevo andare con quei ragazzacci. Non me ne fregava niente, io con quei ragazzacci mi divertivo: è stato lì che ho imparato prima di tutto che devi saperti difendere e colpire duro chi ti colpisce duro… non perdonare, ecco per me il perdono non esiste.  Se hai sbagliato devi pagare. Se mi hai fatto male, ti devo fare più male. Ecco perché la mia prima regola resta non fare male a nessuno.

Al di là dei bilanci e dei conti economici, c’è qualche soddisfazione di cui lei ha memoria e che riguarda invece un “miracolo” medico?

Una volta ricordo nel centro Riabilia è arrivato un pilota di un elicottero della Guardia di Finanza che cadde a Bari mentre era in volo a bassa quota. Uno dei due piloti si fece non so quante fatture, non potevamo più muovere né gambe né braccia. Dopo 4-5 mesi siamo riusciti a dimetterlo in piedi con le stampelle. Fu veramente un miracolo della riabilitazione, anche se credo che i veri miracoli li facciano quelli che fanno trapianti di cuore, il chirurgo che fa un trapianto di fegato, il professore che interviene su un malato di cancro, gli toglie un pezzo di intestino e lo fa vivere altri 15 anni.

Lei è proprietario di un’altra struttura sanitaria a Barletta, giusto?

Si tratta di un centro diurno per pazienti di Alzheimer. È una cosa che ho fatto solo per un rapporto di affetto bellissimo che ho sempre per la città di Barletta. È una struttura che funziona è dà un ottimo servizio alla città.

Che cosa vuol fare da grande?

Ecco questa è una bella domanda… questa era la domanda che temevo… che cosa voglio fare da grande…? Il nonno.

No, non ci credo…

No non voglio fare solo il nonno. Sono come quel cristiano che in stazione aspetta che passi il prossimo treno e si chiede chissà dove lo porterà.  Ecco mi vedo come uno che sta lì con la valigia pronta e si chiede: passerà questo treno? Dove mi porterà? Se passa ci salirò.

Quando è stata l’ultima volta che ha pianto?

Ah ma io mi commuovo facilmente. Nooo.. per carità, non ne parliamo… io vedo un film e mi commuovo molto facilmente.

Il rapporto con la politica…

Ah… anche questa è una lunga storia

Sentiamo: è stato mai tentato?

Sono stato molto vicino alla politica, conosco tutti i politici ma non ho mai fatto esperienze dirette: mia moglie mi ha minacciato di cacciarmi di casa.

Mi pare di capire che questa figura di sua moglie è una delle poche che riesce a tenerle testa?

Be’ dopo quarantacinque anni non può essere che così… lei è la mia stella polare, non c’è niente da fare. Mia moglie è quella che mi mette con i piedi a terra, è quella che ha cresciuto i miei figli durante le mie assenze, è quella che mi ha sempre consigliato, supportato, sostenuto, amato. È la mia compagna di vita.