Ecco una lezione di vita per i giovani, firmata barone Vitantonio Colucci. L’eccentrico ottantunenne che lo scorso marzo ha perso una figlia è il fondatore della Plastic Puglia di Monopoli.

A prima vista sembra di trovarsi di fronte un guru indiano o il protagonista di un film surreale o, ancora, un patriarca della chiesa ortodossa. Invece il Grand’Ufficiale Barone Vitantonio Colucci è il fondatore del gruppo industriale Plastic-Puglia, un’azienda di Monopoli che in poco più di cinquant’anni  è diventata leader nel mondo nella produzione di tubazioni plastiche. I cespugli neri di barba arrivano fin sulle gote. Il piglio è solenne, si capisce che questo ex capitano di lungo corso ci tiene molto alla venerazione della sua immagine. Entrando nella sede della Plastic Puglia non si può fare a meno di notare la grande lastra in marmo che raffigura la sua famiglia: «Onoratevi, onorandomi» si legge scolpito nella pietra. Nel suo ufficio al primo piano della palazzina numero uno, Vitantonio Colucci si mette in posa, si fa sistemare sull’abito la collezioni di croci e di medaglie di cavaliere, barone, commendatore eccetera eccetera, e dà istruzioni al fotografo sul taglio di luce più fotogenico.

Questo signore apparentemente sui generis guida un’azienda con centocinquanta dipendenti, stacca un assegno di seimila euro ai lavoratori che diventano papà o mamma, profetizza la «professione mamma» con l’idea di uno stipendio per le donne che di mestiere crescono i figli. È l’inventore, il primo al mondo, del tubo di polietilene per uso acquedotto, gasdotto ed irrigazione. Nel tempo libero è anche scrittore, campione di nuoto (a 68 anni), ex candidato sindaco. A marzo scorso ha perso una figlia, Lilly Colucci, 46enne, responsabile dell’area amministrativa. L’ufficio del barone Vitantonio Colucci è una bacheca che racconta una vita intera. Il berretto di capitano di lungo corso, i titoli onorifici incorniciati tra i quali quelli di cavaliere, commendatore e grand’ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, grand’ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Davanti alla finestra c’è un cannocchiale che puntaverso il mare. E poi dipinti, foto, gagliardetti, coppe, libri. Cimeli che raccontano una lunga vita ricca di avventure.

 Barone Colucci, da quale pianeta arriva?

Io vengo dal pianeta umanitario.

Facciamo un gioco: se le chiedessero di dare via tutto quello che c’è in questa stanza e di tenere con sé un solo oggetto, cosa sceglierebbe?

Il cuore.

Il cuore?

Il cuore è la parte più essenziale della vita di un uomo che ha operato nel corso degli anni.

C’è un oggetto in questa stanza che meglio di ogni altro testimonia bene il suo cuore?

Il pensiero di quello che ho fatto.

Chi è il barone Colucci?

Il barone Colucci è una persona che da giovane ha visto l’orizzonte e la ha capito che dietro ogni orizzonte c’è un altro orizzonte.

Lei è figlio di contadini che a un certo punto ha scelto la vita di mare. È stato capitano di lungo corso, ha girato il mondo e visto tanti paesi: come si è ritrovato a gestire un’industria della plastica?

Sono nato sotto un albero e cresciuto in campagna. La campagna ha forgiato il mio carattere, il mio modo di pensare, il mio modo di esprimermi ed è stato per me un grande dono.

Prima ha detto che la parte più importante che c’è in questa stanza è il suo cuore: nascere sotto un albero cosa ha dato in più al suo cuore?

In sostanza vorrei rispondere alla sua domanda dicendo che ognuno di noi quando nasce ha una possibilità che è quella di credere nella vita e iniziare a crescere. Ho sempre pensato che in ogni persona c’è un capitano e questo capitano va scoperto ed esternato.

Che significa in concreto?

Va dato entusiasmo alla vita, questo è l’augurio più importante che rivolgo ai giovani, ai ragazzi di oggi che saranno gli uomini del futuro.  Crescendo in campagna ho acquisito l’esperienza e la capacità per poter andare avanti. Io capii che il mio destino non fosse soltanto quello di vivere l’agricoltura e così scelsi di iscrivermi all’istituto capitani di lungo corso.

Che cosa le ha dato il mare?

Il mare mi ha dato moltissimo: innanzitutto la forza, l’esperienza, il coraggio di correre dei rischi. Se una persona non è in grado di rischiare non avrà mai la capacità di progredire.

Il progresso nella sua vita sta tutta in una invenzione di un tubo in polietilene che oggi viene usato in tutto il mondo in agricoltura per usi irrigui: mi racconta com’è nata questa intuizione?

Ho pensato che l’agricoltura fosse un comparto molto importante nella vita umana, un settore che dà le fondamenta all’economia di un paese. Essendo figlio di un coltivatore diretto ho desiderato fare qualcosa di importante per l’agricoltura: mi sono accorto così che nelle campagne si irrigava in modo rudimentale e in quel momento ho capito che poteva farsi qualcosa di meglio. Ho ideato il primo tubo di polietilene che potesse irrigare i cespi dei vigneti e qualsiasi altra coltivazione arborea ed orticola

Dalla campagna alla campagna, passando per il mare: come ha fatto a trasformare questa intuizione in un’impresa di successo?

Non è stata per me una cosa difficile. Grazie alla mia curiosità e alla mia intraprendenza sono riuscito a sviluppare questo progetto. Quando ho inventato il primo tubo in polietilene per l’irrigazione dei campi avevo già abbandonato, sia pure con un po’ di rammarico, la via del mare. Misi in pratica lo studio delle materie plastiche che più di cinquant’anni fa andavano di moda: in particolare ho pensato che potesse estrudersi un tubo di plastica, più specificatamente di polietilene,
per l’uso irriguo. Così attraverso le varie esperienze mi sono messo a costruire questo tubo: ho fatto subito la pubblicità nei vari cataloghi, poi sono andato nelle fiere più importanti d’Europa: lì mi sono accorto che molte persone alle quali dovevo vendere i miei tubi portavano via i miei cataloghi per copiare il mio prodotto. Hanno fatto bene perché così facendo hanno creato i presupposti per uno sviluppo significativo dell’agricoltura non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ovviamente devo dire anche che il presidente della Edison Raul Gardini mi ha dato anche una grossa mano nel mettere a punto le materie prime.

Come si fa a diventare così grandi?

Questa è una domanda molto semplice: il successo richiede impegno, determinazione, perseveranza e insistenza. C’è quel detto che dice: “Se insisti e persisti raggiungi e conquisti”. Io sono stato uno di quelli.

C’è una persona o un episodio nella sua vita che hanno contribuito alla crescita della sua azienda?

Ci sono state molte persone che hanno contribuito allo sviluppo di questa attività, ma chi veramente ha fatto il salto di qualità sono stato io. In ogni cosa che facciamo in questa azienda ci mettiamo innanzitutto il cuore di fatti così facendo nessuno qui viene per lavorare vengono tutti per divertirsi per godere per amare la loro stessa vita attraverso il lavoro. Ecco questo è ciò che possiamo vedere sentire in questa azienda.

Lei dona un assegno di 6 mila euro ai dipendenti che hanno un figlio, anche in questo c’è il suo cuore.

Io credo che rispettare, considerare, apprezzare i lavoratori sia un’opportunità di convenienza per l’imprenditore. Noi che siamo  un’istituzione economica di pubblica utilità non possiamo non operare con delle risorseche comportano poi dei vantaggi per l’azienda motivate. In questo senso il «premio nascita» di 6 mila euro favorisce lo sviluppo generazionale della nostra azienda. Il nostro pensiero è che questa impresa, come tutte le aziende, dovrebbe continuare ad esistere nel futuro anche, quindi creiamo i presupposti per sua una crescita generazionale: se io do un premio a un mio dipendente per la nascita sto già pensando che quel nascituro, quel figlio, possa diventare utile per la prosecuzione della stessa azienda. Il passaggio di testimone avviene attraverso persone che l’azienda l’hanno fatta crescere e l’hanno sostenuta. Le persone che hanno lavorato per alcuni
anni nell’azienda hanno il diritto di poter dare anche il posto di lavoro ai propri figli.

A proposito di figli e di generazioni, lei ha portato i suoi figli qui in azienda…

È normale, è naturale.

Com’è è avvenuto questo passaggio?

Tranquillamente, pacificamente, consapevolmente e doverosamente.

Cosa pensano di lei i suoi figli, c’è qualcosa che le rimproverano?

Non saprei, non credo che abbiano dei rimproveri da farmi. Forse qualche volta mi dicono che mi occupo troppo dell’azienda, vorrebbero essere sempre di più in prima linea.

E lei cosa gli risponde?

Io penso che quando un giorno abbraccerò i miei figli e sentirò che mi hanno superato, quel giorno sarò l’uomo più felice del mondo e potrò abbandonare tutto per andarmene al di là. Aldilà.

A ottantuno anni lei appare una persona ancora solida, caparbia, sorridente. Ha paura dell’aldilà?

Assolutamente no. Ho fatto la mia strada, ho fatto la mia storia, non ho più bisogno di vivere. Ho soltanto bisogno di lasciare tutto in pace sapendo che la nostra azienda potrà continuare ad esistere per altri decenni. Io opero come se dovessi morire domani, penso come se non dovessi morire mai.

Forse è per questo che lei ama fare donazioni, è un modo per lasciare una memoria di sé.

Attraverso una donazione faccio una beneficenza, ma la beneficenza posso farla anche attraverso un colloquio di lavoro. Io credo che unapersona faccia la storia quando scrive un libro, fa un figlio e pianta un albero. Io ho fatto tutte e tre queste cose. Lascio una storia evidente, non emblematica, non sognante, non immaginaria: la mia è una storia che si tocca ed è palese. Tutto quello che lei vede qua è una storia che rimane. Ho realizzato monumenti che rimarranno nei millenni a venire. La mia vita è una vita di storie che rimangono nella storia.

Ha qualche rimpianto, qualcosa che avrebbe voluto fare e non è riuscito ancora a fare?

Be’, credo di non avere rimpianti. Mio padre aveva il desiderio di riposare in una cappella gentilizia e io gliel’ho realizzata.

Lei ha anche sfiorato la politica, è stato candidato sindaco a Monopoli, come ricorda quella sua esperienza?

Avevo un grande desiderio quello di poter dare alla società un contributo considerevole.

Cosa non ha funzionato?

Mi sono accorto che purtroppo la  Costituzione della Repubblica italiana a volte non consentedi poter dare un contributo perbene, così come hanno fatto i nostri antenati che sono cresciuti con il principio di servire la Patria. Oggi invece i politici operano per servirsi della Patria, e questo non mi va bene.

Tra le varie cose a un certo punto lei ha anche scritto un libro…

In realtà ho scritto diverse opere… I miei libri parlano di un capitano e raccontano storie di vita. “Economia di uno sviluppo inesistente” ha venduto 20 mila copie in tutta Italia. Li ho scritti  per dare ai giovani un punto di riferimento, un faro come un faro per i navigatori.

Come passa il suo tempo libero oltre il lavoro?

Il lavoro è il mio divertimento. Poi sono anche campione di nuoto, quando ho tempo ogni tanto me ne vado al mare.

Lei recentemente ha lanciato l’iniziativa “Professione mamma’’ suggerendo un sostegno economico mensile alle mamme italiane in base anche al numero dei figli. Lei non manca mai di celebrare la donna come mamma.

La donna è molto importante nella vita di un uomo ma non è soltanto moglie, amica o collaboratrice del maschio, è soprattutto mamma ed è in quel senso che va considerata. Principalmente  la donna è la mamma dell’umanità, la creatrice della vita. Non dimentichiamolo.

Appena qualche mese fa ha perso una donna importante della sua vita, sua figlia. Come si affronta il dolore?

Perdere una figlia è un dolore inimmaginabile. Il dolore si affronta con la fede cristiana. Purtroppo Dio ha voluto così e noi dobbiamo credere.

Mi tolga una curiosità, perché c’è questo cannocchiale qui di fronte alla finestra?

È un dono che ho avuto dai miei dipendenti. Lei deve sapere che ogni anno faccio il compleanno e festeggio pure l’onomastico. Accade così che i miei collaboratori immancabilmente due volte all’anno si presentano in ufficio per farmi gli auguri donandomi qualcosa: una volta mi hanno regalo il cannocchiale, un’altra volta mi hanno regalo un leggio, una penna. Io ormai non compro più niente, i miei lavoratori hanno questo cuore e io lo accetto.

Ora le devo fare una domanda un po’ sciocca, ma mi ronza in testa e gliela devo fare. Ho visto tante foto di lei fino a qualche anno fa  senza barba… c’è un motivo particolare perché ha deciso di farsi crescere questa barba così folta?

Quando nel corso degli anni un uomo diventa adulto deve dimostrare la sua esperienza di vita, deve testimoniare la sua cultura anche attraverso la storia di una persona vissuta. E la barba rappresenta la vita vissuta di un veterano, di un vecchio marinaio che ha fatto la storia. Ecco perché la barba. Lei non lo sapeva, adesso lo sa.

Le medaglie che porta al petto, invece, che cosa rappresentano per lei?

Rappresentano una conferma. Sono la testimonianza delle istituzioni come la Santa Fede e la Repubblica italiana di come nel corso della mia vita ho veramente costruito qualcosa e non solo parlato.

La preoccupa questa tendenza del «plastic- free»? Come vede la sua azienda proiettata nel futuro rispetto a queste istanze?

Intanto c’è da dire che la plastica è diventata qualcosa di necessario nella vita delle persone. Più che eliminare del tutto la plastica andrebbe educata la gente ad essere molto più rispettosa del rifiuto. Non possiamo buttare nel mare o in strada il rifiuto: la soluzione sta tutta nell’educazione civica e nel saper utilizzare con intelligenza gli imballaggi. Oggi l’imballaggio è diventato un lusso, costa più il prodotto stesso. Se è vero che l’ambiente va comunque tutelato, è altrettanto vero che non è semplice fare a meno della plastica. Puntare su prodotti che non derivanti  dalla plastica significa che dovremmo distruggere più foreste.

Per concludere, quale messaggio vorrebbe lasciare ai giovani in questa intervista?

L’ho già detto: bisogna dire giovani che in  ognuno di loro vi è un capitano, bisogna solo scoprirlo.

Però non ha detto come si fa a scoprirlo.

Date entusiasmo alla vita e siate ambiziosi. Il capitano comanda, è il capitano di se stessi, è lì dentro di voi, scopritelo cacchio! Non siate assenti, non siate scoraggiati, non siate disorientati, non siate disperati cioé senza speranza.

Ultima domanda: che cosa c’è oltre?

Nella mia azienda oltre c’è sempre una crescita. Oggi ho fatto più di ieri, ma ho anche fatto anche meno di domani: ecco oltre c’è la prosperità. Oltre c’è la perseveranza, c’è l’impegno, c’è  la fede di credere che esiste un futuro.