E’ il vento oggi a far danzare le foglie.
Screziate di giallo, risplendono a ogni soffio.
Si cammina su un tappeto che scricchiola.
Sotto le scarpe, quelle cadute, si trasformano in polvere d’oro. E’ una mattina insolita.
Calda.
Luminosa.
Lo sguardo si perde sul verde del parco. Un’immensa distesa di piante secolari, che ombreggiano questa casa storica, che ha ospitato contesse e bimbi che poi son diventati famosi.
Un roseto è il suo simbolo, e qui, si festeggia soprattutto l’amore.
Ad accoglierci Maria Pina Capobianco, che ha consacrato, in tempi non sospetti, l’arte del catering, o, come dice lei, della “ristorazione
a domicilio”.

Difficile pensare a lei come interprete, eppure Maria Pina Capobianco nasce con una storia molto diversa da quella che è stata poi la sua carriera.
Ha frequentato la scuola di interpretariato a Firenze e ha iniziato a lavorare proprio come interprete.
Ho però sempre avuto questa grande passione per la cucina, da quando ero piccolina. Passavo il tempo a fare degli intrugli immangiabili, delle cose pazzesche ma mi piaceva tagliuzzare, mischiare. Ma parliamo di 40 anni fa, quando, in un percorso formativo, la conoscenza delle lingue era la porta per accedere ad attività un po’ più nuove.
Mentre lavorava a Parma come interprete, succede qualcosa che le cambierà la vita.
Mi sono imbattuta in una società di organizzazione congressi che muoveva i suoi primi passi anche con il catering. Era l’84.
Questa società stava iniziando a lavorare nel campo dei ricevimenti, della ristorazione a domicilio, soprattutto per le aziende. Loro ebbero un momento di necessità e io mi offrii di dare una mano…
Cos’era successo?
Un lunch poco organizzato, un po’ improvvisato.
Allora ho preso l’iniziativa e ho iniziato a sistemare quel poco che c’era. Perché il problema era un’esigua quantità di cibo e degli spazi limitati… Però devo dire che alla fine è venuta fuori una colazione di lavoro particolarmente apprezzata e curata.
Così, notando la mia propensione, questa agenzia volle coinvolgermi nei suoi lavori. Io ci ho pensato e spinta dalla mia passione per il cibo ci ho provato.
Dopo soli due mesi sono entrata in società con loro. E’ stato un periodo bellissimo. Ho vissuto nove anni a Parma. Avevamo clienti come Barilla, Bormioli, Nestlè, Star. Allora la food valley era Parma. Le aziende erano tutte concentrate lì.
Lavoravamo con chef del Cavallino Bianco di Polesine Parmense… Insomma, un’esperienza che ha tolto il coperchio a quella che era una passione sopita.
Ha accolto con grande piacere questo cambio di prospettiva nella sua vita?
Sì, perché mi consentiva di dar sfogo alla mia passione per il cibo e metteva in luce anche questo spirito imprenditoriale trasmessomi da mio padre…
In poco tempo nel mio cuore quest’attività ha preso piede a tal punto che ho del tutto messo da parte il mio lavoro di interprete.
Poi cosa è successo?
Tornavo a Foggia, molto raramente… Ma quella volta che mi sono fermata qualche giorno in più è cambiato tutto. Venivo da quello che è stato senza dubbio il fiore all’occhiello della mia carriera a Parma.
Ovvero un raduno mondiale dei soci dei Porsche Club del mondo a Cortina d’Ampezzo. Una tre giorni in un posto bellissimo, con 700 persone da ospitare..
un lavoro duro, fatto di tensostrutture sulla pista dell’aeroporto di Cortina… macchine da gestire, cibo da preparare… Abbiamo lavorato due anni per organizzare questo evento… e dopo l’evento volevo un po’ di riposo… e così son tornata a casa. E ho conosciuto l’uomo che poi è diventato mio marito.
E’ stato amore con la A maiuscola. E fra questo sentimento dirompente, la mia famiglia e le radici qui, ho deciso di ritornare.
Una scelta di cuore?
Sì, ma anche una scelta fatta anche perché ho intravisto la possibilità di portare un mondo lavorativo che era per questa terra del tutto nuovo e
sconosciuto. Quindi l’insieme di cose mi ha fatto dire torno, proviamo…
E come è andata?
Ho iniziato solo con i catering. Non c’era nessuna struttura adeguata… Era in ultimazione lavori solo la masseria “Torre Bianca” e lì ho potuto iniziare a dimostrare cosa fosse il catering. Intanto ho organizzato il mio ricevimento di nozze nel castello di Sant’Agata che era di mia madre. Una struttura a cui siamo legati affettivamente, ma che era del tutto inadeguata per ricevere e per allestire un ricevimento nuziale. Dalla gestione dei servizi igienici all’approvvigionamento del cibo per 200 persone…
Mancava tutto… Comunque è arrivato il mio staff da Parma… e due giorni prima abbiamo portato tutto il materiale per cucinare e alla fine anche il cibo.
Avete cucinato lì?
Sì questa é la mia caratteristica. Cucinare in loco. Sempre.
Ma quando si pensa al catering si pensa a una società che porta il cibo…
In effetti per me la parola catering è una parola usata in modo improprio. La mia é una ristorazione a domicilio. La passione per la cucina è sempre stata la molla di partenza in questo lavoro ed era impossibile pensare a cibo precotto o congelato… Viaggiavo con camion, con forni, cucine, di tutto… non ci voglio nemmeno pensare…
E’ stata una sfida pazzesca con la città, quella di sfondare il muro delle sale ricevimenti classiche?
Non è stato semplice. Erano strutture standardizzate dove non si usciva dal seminato… Mentre i ricevimenti organizzati in case private che iniziavo a proporre, permettevano di usare tutti gli sfondi, tutti gli spazi possibili anche in combinazioni insolite… Eppure c’era una titubanza estrema, perché chi sceglieva il posto, veniva a vedere la struttura, ma non poteva avere idea di come sarebbe stato il ricevimento…
L’ostacolo più difficile da superare?
La mentalità dei genitori quando dicevo che la mia è una società di catering. Ricordo una signora che mi disse… “Ma chi è Caterina?”… e altre domande, tipo “Ma i tavoli sono di plastica? E le tovaglie? Ma si può mangiare seduti?”…
Come è stata individuata Casa Freda?
Spostarsi da una struttura all’altra per me era molto faticoso, e il mio carattere rigido e accentratore mi impedisce di delegare più di tanto. Poi la nascita di mia figlia mi ha fatto sentire il bisogno di stabilità e la necessità di dare priorità anche a lei e meno al lavoro.
Così ho iniziato a cercare un posto in cui fermarmi.
Come doveva essere il posto perfetto?
Il mio desiderio? Avere il mare di fronte. Cercavo un posto da cui poter vedere il mare con un occhio al Gargano… Ma non ho trovato situazioni comode, facili da raggiungere… Questa casa invece era una masseria appartenuta alla famiglia Pedone, la cui mamma era la contessa Gentile-Freda. Era una casa sempre vissuta, sempre tenuta in piedi dalla famiglia Arbore. Qui è nato e vissuto Renzo Arbore insieme a suo fratello Alfonso… ci sono delle bellissime foto in cui Renzo gioca a pallone qui davanti. I proprietari avevano il desiderio che continuasse a
vivere… e quando mi hanno proposto di partecipare al mantenimento di questa struttura ho accettato, nonostante mancasse il mare…. A due chilometri dalla città è un oasi di verde incredibile… Poi volevo fermarmi ed essere più vicina a mia figlia. Inoltre coltivavo l’idea di valorizzare questo territorio…
Da una grande appassionata di cibo, vorrei sapere quali sono le linee guida che fanno lo stile di Casa Freda a tavola.
Sicuramente utilizzare materie prime del territorio e di stagione, proposte in abbinamenti un po’ insoliti, ma non originali a tutti i costi. Molto pesce e verdura.
E un occhio alla presentazione. Un impiattamento curato fa la differenza. E soprattutto proporre piatti che sono preparati al momento. Sono antica in questo senso, contraria a surgelazione e microonde… faccio fatica, nonostante so che le tecniche sono avanzate e sicure…
Una carriera importante, ma una vita personale difficile e complicata, con la perdita prematura dell’amore della vita… un momento difficilissimo
da superare…
Si. Un dolore fortissimo… Mi ha aiutata avere accanto e intorno una famiglia molto presente e pronta a sostenermi e a darmi lo stimolo e la tranquillità per andare avanti. E poi ovviamente la presenza di mia figlia, è la luce dei miei occhi perché rivedo in lei la persona che non c’è più….
Cosa vede Oltre Maria Pina Capobianco?
Il mio oltre è continuare fino a quando avrò le forze in questa attività perché è la mia linfa… In questo momento il mio impegno è proiettato al territorio e a contribuire a trasmettere la sua una valorizzazione. Sto lavorando con altri imprenditori alla costituzione una associazione “Soul, food, daunia”.
Ospitalità, bellezza, generosità. Sono le parole che hanno fatto grande la nostra terra. E vorrei che lo fosse ancora di più.

 

Casa Freda. Everything is warm, beautiful and seductive.
Maria Pina Capobianco consecrated the art of catering. She started as an
interpreter and studied in Florence. After her studies she moved to Parma
and has lived there for nine years. While working as an interpreter, she
met two girl who organized events. Maria Pina has helped to organize
a business luch and she found that loved this job. Two months after
she stopped making the interpreter and created a company with them.
Parma was an important area for food-related companies. Their clients
were Barilla, Star, Nestlè, Bormioli. Ater nine years Maria Pina back to
Foggia, for a few days and falls in love. So she decided to get married
and live here. In those years the catering was unknown in this territory.
The challenge of Maria Pina has been to change the way you do wedding
receptions. Use castle, farms or private homes where there was nothing
and organize a unique wedding. Today she is a landmark for refined and
classy wedding. She chose Casa Freda, a historic home, surrounded by
a beautiful park.