La Puglia vanta tanti primati positivi, ma è necessario evidenziare anche un record di cui non ci si può vantare: il podio nella classifica degli illeciti ambientali, con un terzo posto confermato anche per il 2017 che deve far riflettere amministratori e cittadini. Ma non solo.  Bari, Foggia e Legge si collocano tra le prime dieci province per gli stessi reati. Uno scenario nero emerge dal Rapporto Ecomafia 2018.

I dati, però, possono essere osservati anche da un’altra prospettiva: la diffusa applicazione della Legge sugli ecoreati  (68/2015), in vigore ormai da tre anni, e l’impennata delle inchieste sui traffici illegali di rifiuti sono all’origine dell’incremento degli illeciti ambientali registrato nel 2017, che sono 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente), del numero di persone denunciate: 39.211 (una crescita del 36%), e dei sequestri effettuati: 11.027 (+51,5%). Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) è stato verbalizzato il 44% del totale nazionale di infrazioni. Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti. A completare il  quadro, un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, con una crescita pari al 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale, e al sempre presente abusivismo edilizio. Nel 2017, in Puglia, le forze dell’ordine, su 1.201 controlli eseguiti, hanno contestato 41 infrazioni, effettuato 9 sequestri e denunciato 41 persone, oltre ad aver accertato un’evasione dell’ecotassa pari a 16 milioni di euro.

La Puglia, nonostante le 71 inchieste in corso, rimane la base logistica per i traffici internazionali di rifiuti costituiti principalmente da rottami ferrosi, materiali plastici, rifiuti elettrici ed elettronici, carta, cartone e vetro che i trafficanti immettono nei circuiti illegali del riciclo. In crescita anche l’archeomafia: la nostra regione, una delle regioni più ricche di reperti archeologici ma anche di tombaroli attivi, sale al 7° posto con 38 furti di opere d’arte.

Occorre, in definitiva, completare la rivoluzione avviata con la legge sugli ecoreati per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane e rispettose dell’ambiente. È fondamentale che siano approvate quelle norme che mancano ancora all’appello, a partire da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive. Servono anche norme che prevedano i delitti contro la flora e la fauna protette, pene più severe contro lercheomafie, le agromafie e, sul fronte dei controlli, occorre dare gambe forti alle Agenzie regionali di protezione ambientale,
che stanno ancora aspettando l’approvazione dei decreti attuativi, previsti dalla recente riforma del sistema delle Agenzie, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.