Gianni e Onofrio Gaudio amministrano una delle realtà dell’arredo più importanti al mondo. Nella sede di Molfetta hanno realizzato un tavolo per il presidente della Russia, Putin.

La biennale Eurocucina è una delle fiere più importanti d’Europa dedicata alle cucine di design e ai complementi d’arredo. Si svolge al Salone del Mobile di Milano e vi partecipano i giganti mondiali del settore arredo. Il padiglione 11 è il più grande, baricentrico, quindi il più ambito. Se all’interno tracciassimo due linee diagonali per individuare il centro esatto di questo prestigioso spazio ecco che proprio lì, nel  centro del centro, troveremmo lo stand Gaudio. Una “vetrina” d’eccezione che, pur volendo, non si potrebbe scegliere acquistandola: è uno degli stand più ambiti di Eurocucine e il fatto che tra le migliaia di aziende provenienti da tutto il mondo esso spetti proprio a Gaudio, azienda artigianale di Molfetta, lo decide una commissione tecnica di architetti a cui spetta il compito di valutare la collocazione dei vari espositori in base all’immagine che offrono.

Basterebbe questo particolare per dire cosa è Gaudio. Nome di una famiglia di artigiani diventato col tempo un brand di nicchia nel mondo dell’interior design. Una realtà che attraversa tre generazioni e oggi ha sede nel cuore della zona artigianale di Molfetta. Un ufficio di rappresentanza col brand Gaudio si trova in via Monte Napoleone a Milano, uno showroom a Dubai. Il quartier generale di Molfetta si sviluppa su due livelli: l’area di produzione più uno spettacolare showroom. Sempre qui c’è anche un ufficio di architettura e ingegnerizzazione.

A guidare il gruppo ci sono due fratelli entrambi quarantenni, Gianni e Onofrio Gaudio, due giovani che in questi ultimi anni hanno impresso una forte accelerazione in termini di marketing e soprattutto internazionalizzazione. Un’azienda artigianale e familiare che compete in tutto il mondo, fronteggiando giganti multinazionali dell’arredo. Nella sala riunioni c’è una mappa alla parete che riproduce un grande emisfero. I post-it colorati attaccati indicano i progetti in corso in varie parti del mondo, in Francia, in Russia, negli Stati Uniti, in Medio Oriente finanche in Vietnam. L’ultimo traguardo raggiunto è il bando vinto per arredare la executive lounge dell’aeroporto Karol Wojtyla di Bari.

Gaudio, un nome che più italiano non si può. Eppure il vostro brand è presente in tutto il mondo.

(Gianni) È il nome della nostra famiglia, all’estero viene recepito abbastanza facilmente e per questo lo abbiamo scelto anche come brand per i nostri prodotti. La ragione sociale dell’azienda è SpazioDesign Srl.
(Onofrio) Al momento abbiamo una vocazione all’estero preponderante: circa il 70% del fatturato è realizzato oltreconfine, il resto rimane in Italia. È nostra intenzioneaprire uffici in altri paesi chiave: insieme a dei partner russi stiamo studiando
un’apertura a Mosca, mentre lavoriamo per essere presenti a Los Angeles. Ci siamo spinti molto sulla strada dell’internazionalizzazione ed è una scelta che si sta rivelando di successo.

Che cosa è oggi Gaudio?

(G.) Ci occupiamo di progettazione e produzione di arredi di alta gamma: dalla cucina a soluzioni integrate di arredo, fino ad arrivare a progetti contract…

“Contract” significa che vi occupate di tutto l’interior design di una casa con soluzioni complete chiavi in mano, giusto?

(G.) Realizziamo progetti completi, curati in  ogni aspetto e in ogni dettaglio. Ci occupiamo di tutto tranne le opere murarie e gli impianti tecnici. Il legno è la materia principale che lavoriamo, ma siamo in grado di fornire soluzioni di arredo e complementi che contemplino anche altri materiali. Tutto questo lo facciamo in maniera «custom», personalizzata, partendo da uno studio approfondito di quelle che sono le esigenze del nostro cliente. Non partiamo mai da elementi che si trovano a catalogo, al contrario ogni volta realizziamo prodotti completamente nuovi e quindi unici.

Il design lo realizzate voi?

(G.) Lavoriamo su progetti architettonici  realizzati da studi di architettura internazionali. Quando ci inviano il progetto noi procediamo con l’ingegnerizzazione e la progettazione esecutiva; il progetto finale viene poi inviato di nuovo allo studio di architettura insieme con un rendering in 3D fotorealistico per essere validato, dopodiché viene avviato alla produzione. Noi ci occupiamo anche del controllo di qualità e del montaggio in qualsiasi parte del mondo. Quando invece lavoriamo direttamente con la clientela privata la progettazione architettonica si svolge nei nostri uffici tecnici.

Quante persone lavorano con voi?

(G.) Al momento in azienda siamo 35 persone dirette. Naturalmente per poter arrivare a fare soluzioni integrate, e quindi per poter lavorare con altri materiali, dobbiamo avvalerci di altre collaborazioni e di altri suppliers esterni. In questo modo siamo in grado di gestire progetti impegnativi e importanti.

Quanti progetti gestite mediamente ogni anno?

(G.) Apriamo ogni anno più o meno 120-150 commesse in tutto il mondo.

Che tipo di figure professionali fanno la differenza in un’azienda come la vostra?

(O.) Il nostro punto di forza è avere un ufficio tecnico interno che oltre alla ingegnerizzazione dei prodotti segue anche progetti di ricerca di nuovi materiali, elementi di stile e di design e implementazione di sistemi meccanici a gestione elettronica negli arredi. La capacità di offrire soluzioni con un profilo tecnologico più evoluto è diventato un elemento di differenziazione rispetto ai nostri competitor.

Qual è il segreto per competere nei mercati internazionali partendo da una piccola bottega?

(G.) Ci vuole volontà e bisogna crederci. Naturalmente è necessario avere anche un po’ di competenze perché altrimenti non si va da nessuna parte.
(O.) Perseverare ed essere ambiziosi, avere  un po’ di intuito e la voglia di rischiare. In realtà è stato un percorso di crescita graduale, sin da quando eravamo nella bottega di piazza Effrem c’era la volontà di trasformare quella che era una bottega artigiana in un’azienda che potesse collocare all’estero soluzioni artigianali evolute. 

Chi compra i vostri mobili?

(O.) ll nostro è un cliente di notevole spessore non solo economico, ma anche culturale. Abbiamo la capacità di offrire sempre un prodotto custom, una soluzione di arredo mai fatta prima, è come se ogni volta dessimo ai nostri clienti un prototipo, qualcosa di unico.
(G.) Negli anni ci siamo connotati attraverso una forte specializzazione nel residenziale e i nostri clienti sono prevalentemente privati. Operiamo però anche con aziende in settori che vanno dall’hospitality al retail e da quattro anni abbiamo anche implementato il settore della nautica creando una rete di imprese con sede a Marina di Pietrasanta: produciamo interni per yacht.

A che età siete entrati in bottega?

(O.) In bottega ci siamo sempre stati. Da sempre abbiamo respirato profumo di segatura così come spesso in passato accadeva ai figli di artigiani. Ancor prima di piazza Effrem avevamo un’altra bottega in via De Luca angolo via Ricasoli e dopo la scuola e poi durante l’estate il tempo libero lo dedicavamo al lavoro. Stare con i genitori nella falegnameria era un modo anche per distrarsi e non restare in strada.

C’è stato un momento in cui avete avuto la percezione di essere diventati grandi come azienda?

(O.) Io non mi sento mai grande, sono gli altri che mi fanno notare quanto siamo cresciuti. Non sono mai arrivato a un punto in cui ho detto ok ce l’ho fatta. Quando si raggiunge un traguardo il pensiero è già rivolto al prossimo obiettivo. Stare in azienda significa lavorare e andare sempre avanti, crescere senza mai sentirsi arrivati.

Quanto aiuta il made in Italy all’estero?

(G.) Certamente la capacità creativa degli italiani viene riconosciuta, così come la nostra capacità di creare oggetti particolarmente belli. D’altra parte c’è da dire che esistono anche italiani che sono andati in giro per il mondo a dare
fregature. Made in Italy è un valore aggiunto, ma non basta più, non è tutto così scontato. I clienti spesso vengono in azienda per vedere di persona la struttura, per capire se l’azienda abbia effettivamente determinati standard e se ci sia quella cura per il dettaglio che noi italiani andiamo promuovendo. Questa attenzione a noi fa piacere, ma la dice lunga su quello che è l’approccio
a certi livelli.

Dalla bottega a un’azienda di caratura internazionale. Il successo, il benessere… come è cambiata la vostra vita?

(G.) Io faccio pochissima vita sociale. Gli amici di oggi sono gli amici di sempre, non è cambiato un granché. Certo stiamo bene, non ci manca niente, eppure continuiamo a fare casa e lavoro senza strafare. Anzi le otto ore per noi sono solo mezza giornata di lavoro, non esistono il sabato e la domenica, non si sta mai liberi con la mente, il pensiero va sempre alle cose che hai da fare, alle persone che ti chiamano in qualunque momento della giornata perché dall’altra parte del mondo può esserci qualcuno che ha bisogno di una consulenza.
(O.) Anche per me la vita non è cambiata. Ho sempre gli stessi amici, il sabato vado in pizzeria o a mangiare la carne. Il massimo che mi concedo è la palestra.

Voi siete un esempio per le nuove generazioni…

(G.) Il consiglio ai giovani è di osare. Innanzitutto però è necessario un background culturale importante e quindi studiare tanto. L’altro consiglio è di viaggiare perché quando ti spingi fuori la mente scopre nuovi orizzonti, scopri un approccio differente nell’affrontare i problemi e purtroppo ti rendi anche conto di quanto siamo indietro rispetto a molti altri Paesi. 

Per esempio?

(G.) In Italia la ricchezza è demonizzata. Negli altri paesi chi ha disponibilità a spendere di più innesca un circolo virtuoso di consumo che fa bene a tutta la comunità.

Chissà quante ne avrai viste… ci racconti un aneddoto che ti ha fatto esclamare “wow’’?

(G.) Il Ghana è un paese economicamente arretrato ma con un governo abbastanza stabile, tante persone dalla Nigeria e dal Togo si trasferiscono in questo paese dalle tante contraddizioni. Le strade sono fatte di buche enormi, la fogna è a cielo aperto. Quando arrivai la prima volta all’aeroporto di Accra mi ritrovai in una struttura piuttosto fatiscente, la sala d’attesa è all’aperto, certo non ti aspetti di trovare passeggeri seduti su sedie di plastica all’aperto. Ero lì per un sopralluogo nella villa che dovevamo arredare: il proprietario ci mostrò il suo parco auto, c’erano diverse auto sportive di lusso, Lamborghini, Bentley, Ferrari Porsche. Di tutto di più. Gli chiesi cosa ne facesse visto che là fuori non c’erano strade. Mi rispose che la sua più grande soddisfazione era accendere quelle auto per fare sentire il rombo dei motori agli ospiti e di tanto in tanto fare un giro all’interno della villa.

Che cosa fa di mestiere questo signore?

(G.) Queste sono domande che non devi mai fare. Infatti, io non gliel’ho fatta.

C’è qualche richiesta strana che vi hanno fatto?

(G.) Spesso sono i nostri clienti che ci chiedono di proporre soluzioni strane, originali. A Montecarlo un cliente con un appartamento che si sviluppava su due superfici collegate da una scala ci aveva chiesto di realizzare una cantina di vini in corrispondenza proprio della scala. Gli abbiamo proposto una soluzione avveniristica: una grande cantina che al suo interno contiene una scala. Una soluzione abbastanza ardita che nessuno aveva mai proposto prima. Ma è piaciuta e l’abbiamo realizzata: una cantina con scala in cristallo capace di mantenere umidità a temperatura controllata.

Qualche cliente vip?

(G.) In Russia abbiamo realizzato un tavolo molto importante per la residenza di Putin a San Pietroburgo. Abbiamo anche completato un lavoro per un ministro della Federazione Russa e, sempre in Russia, stiamo quantificando un progetto per il capo della sicurezza. 

La soluzione più costosa che vi è stata commissionata?

(G.) La cucina più costosa che abbiamo venduto costava intorno a 280 mila euro. Il tavolo più grande 170 mila euro. Ovviamente noi qui siamo in grado anche di soddisfare esigenze differenti,  non prescindiamo da quel mercato che all’inizio ci ha dato la spinta per arrivare a questi livelli.

Qualche mese fa vi siete aggiudicati una commessa per arredare l’aeroporto di Bari.

(G.) Sì ci occuperemo della progettazione e del successivo allestimento delle lounge dell’aeroporto di Bari. Lo faremo in regime di sponsorizzazione, una formula innovativa che non prevede un corrispettivo economico in denaro. Questo significa che progettazione e allestimento saranno a nostro carico: naturalmente i benefici sono molteplici, per noi significa poter vantare, in Italia e all’estero, un intervento così importante. Non a caso al bando avevano partecipato importanti gruppi industriali italiani. Il nostro progetto è stato valutato da una commissione di esperti presieduta da un luminare dell’architettura, il professor Peter Miller, uno studio tra i più celebri negli Stati Uniti, in Canada e a Roma. 

Qual è stata la carta che vi ha fatto vincere?

(G.) Abbiamo presentato un progetto di respiro internazionale. I materiali richiamano il nostro territorio, abbiamo ipotizzato aree-vetrina per promuovere i prodotti della nostra terra: ci sarà persino una cantina all’interno della lounge. Abbiamo creato una rete di aziende diverse del territorio per proporre al meglio l’eccellenza della Puglia.