Giovina Cristallo e Angelo Lamacchia, editori del magazine “Oltre” e organizzatori del “Premio Oltre”, si raccontano e raccontano il perché di un riconoscimento alle eccellenze del territorio.

Giovina va sempre di corsa ed è sempre a metà. Perché i traguardi non esistono, esistono solo le ripartenze. Questo è l’aforisma firmato Giovina Cristallo.

La numero uno dell’agenzia di comunicazione “Giò Group” di Barletta, appena entrata a far parte della galassia di Confindustria, è anche la fondatrice ed editrice insieme al marito Angelo Lamacchia del magazine che state leggendo, nonché l’organizzatrice del «Premio Oltre». Non sapeva nemmeno di questa intervista. Figurarsi. Chi la conosce sa bene che è schiva e anche un pizzico introversa. Non si direbbe, ma è così. Nel giardino di Quadra Le Club a Trani arriva per una riunione insieme con l’inseparabile Angelo, suo compagno nella vita e nel lavoro. Si sono incontrati qualche anno fa e da allora rincorrono insieme i sogni. «Giovina è così come la vedi, genuina, autentica, senza filtri» dice lui. Angelo è stato un punto di svolta nella vita di Giovina: con lui è nata l’agenzia e le ambizioni hanno ripreso a volare alto. Uno è il complemento dell’altra.

C’è da organizzare la cerimonia di consegna del premio che a ottobre sarà consegnato agli «eroi moderni», imprenditori pugliesi che si sono contraddistinti per il loro esempio di eccellenza, per il talento, la loro storia, per l’innovazione, per non essersi arresi mai. Giovina ci si ritrova in quel modello. Ci sono da definire gli ultimi dettagli della serata di gala, mettere a punto l’elenco dei premiati, quello degli invitati, il comunicato stampa. Giovina non tralascia i dettagli, vuole essere sicura che tutto sia a posto. Lei è fatta così, ruvida all’apparenza, determinata per chi sa leggerla oltre. “Oltre”, per l’appunto. Il riassunto della sua vita. Spunta fuori così, quasi per caso, la storia di una donna che non si è fermata mai e non si è arresa mai. È la sua storia. Un racconto di slanci, inciampi, ripartenze. Qualcosa che va raccontato.

  Allora Giovina, come nasce l’idea di un premio?

Il premio Oltre è un progetto che nasce  come naturale continuità della rivista Oltre. La filosofia che lo ispira è la stessa: dare un riconoscimento agli “eroi” dei giorni nostri, a quegli imprenditori cioè che in Puglia e nel Mezzogiorno continuano a credere e a investire per far crescere il territorio.

Il premio però non è un riconoscimento solo ai numeri.

Sì esatto, questa iniziativa vuole essere un riconoscimento a quegli imprenditori che si distinguono non solo per fatturato o per numero di dipendenti, quanto per l’eccellenza. L’eccellenza che sta in una storia, in una scelta, in un prodotto, nella capacità di innovazione nell’agroalimentare, nel fashion, nell’elettronica. e puntano a dare lustro non  solo a se stessi, quanto anche alla
propria terra.

Invece che cosa può rappresentare il premio Oltre per un imprenditore?

L’occasione di raccontare la propria storia e immortalare un’emozione. Ogni mese sul nostro magazine raccontiamo storie di donne e uomini che sono partiti da zero e hanno realizzato qualcosa di grande mettendo in gioco non solo la propria vita, ma anche quella dei loro familiari. Il premio non è altro che il racconto di quei sacrifici e delle rinunce fatte, un riconoscimento a  chi ha avuto il coraggio di scommettere su se stessi e in quello che facevano. Quando sul magazine Oltre il lettore legge il percorso di un imprenditore non trova un elenco di numeri, quanto un pezzo di vita che suscita emozioni, trova cioé la storia di un’azienda, l’esperienza di chi l’ha fondata, gli ostacoli, i fallimenti, le intuizioni, le ripartenze, i successi.

Come te la sei immaginata la cerimonia di quest’anno?

Sarà una serata come sempre indimenticabile  con una cena di gala e la cerimonia di premiazione. Non un appuntamento fine a se stesso: l’obiettivo è quello di creare anche un momento di aggregazione tra gli imprenditori, un momento di confronto su quello che ognuno di noi sta facendo e che ha voglia di realizzare nel prossimo futuro. Sarà insomma un’opportunità per
consolidare relazioni umane e, perché no, anche rapporti di lavoro.

Mi dici di altri sodalizi nati grazie al premio Oltre nelle precedenti edizioni?

In una recente edizione del premio abbiamo avuto come partner l’associazione Lilt con la presenza del professor Schittulli con il quale abbiamo avviato un’iniziativa tesa a premiare  i medici che si sono distinti nella ricerca contro i tumori. Il riconoscimento nasce come un omaggio alla memoria di mia madre mancata per colpa di questa maledetta malattia. Nel corso della cerimonia di premiazione Giuseppe Fiore, titolare del tarallificio Fiore di Puglia, ha chiesto la parola e rivolgendosi a Schittulli ha espresso il desiderio di fare qualcosa per questa battaglia.
Da questa scintilla è nata l’idea di una confezione di taralli con un packaging speciale dedicato al brand Lilt. Il progetto è stato presentato all’allora ministro della Salute Lorenzin e una parte del ricavato dei taralli è stata devoluta all’associazione stessa.
In un’altra edizione Luciano Papagna, della sala ricevimenti Lo Smeraldo e della casa di riposo Palazzo Mariano, ha incontrato Domenico favuzzi presidente della Exprivia, gigante dell’information technology, scoprendo con sua grande sorpresa che i servizi che fino a quel momento acquistava a Milano erano disponibili qui in Puglia a due passi dalla sua azienda. I due si sono dati appuntamento in diretta proprio durante la cerimonia.
Sono ventisei anni che lavoro con gli imprenditori ed è incredibile il fatto che molti di noi, me compresa, non conoscano realmente quante realtà imprenditoriali fantastiche abbiamo nel nostro territorio. Spesso si parla solo di quelle più blasonate.

Forse nelle piccole aziende manca ancora la cultura della comunicazione?

Non direi. Temo ci sia un difetto negli operatori della comunicazione. Mi spiego meglio: i primi tempi, quando chiamavamo le aziende per  un’intervista la prima domanda che ci facevanoera: “è a pagamento?”. E restavano increduli quando noi rispondevamo che quell’intervista con tanto di shooting fotografico per loro non avrebbe avuto alcun costo. Parliamoci chiaro,
fino a poco tempo fa quando leggevamo la storia di un’impresa su un quotidiano o su una rivista significava nella maggior parte dei casi che si trattava di un pubbliredazionale a pagamento.

Tante di quelle aziende un tempo semisconosciute scoperte da Oltre oggi sono diventate aziende di successo.

Il momento più bello avviene quando ci  chiamano per dirci di essere stati sommersi di telefonate da parte di persone che hanno letto la loro intervista sul nostro giornale. Leggendo la propria intervista gli imprenditori che intervistiamo si riscoprono e ripercorrono quello che  sono riusciti a realizzare, i traguardi che hanno raggiunto.

Il premio si chiama “Oltre” prendendo in prestito il nome della rivista. Oltre è però qualcosa di più: è un pezzo della tua vita.

È un figlio… Non mi fare piangere… Sappiamo noi i sacrifici che ci è costato…

Come sei diventata editrice?

“Oltre” è nato in un momento storico incredibilmente difficile per il settore della comunicazione. Nel 2010, nel pieno della crisi economica, gli investimenti in comunicazione sono stati la prima voce in bilancio che le aziende hanno tagliato. In certi momenti ti trovi davanti a un bivio: o cambi mestiere, oppure ti rimbocchi le maniche e ti reinventi.

E tu hai scelto di rilanciare…

Amo questo mestiere, è la mia passione. Mi sono chiusa nel mio ufficio e mi sono detta che non sarei uscita di lì se non con una nuova idea. È nata proprio così l’idea di raccontare quelle realtà  imprenditoriali che pur soffrendo avevanoancora voglia di rilanciarsi e raccontare i modelli di sviluppo di quelle realtà che invece non erano state toccate dalla crisi economica. La verità
è che l’imprenditore troppo spesso viene immaginato come uno che fa la bella vita, eppure dietro una giacca e una cravatta, o dietro una bella macchina, ci sono notti insonni e scelte drammatiche con le quali uno mette a repentaglio anche il futuro della propria famiglia. Questo volevo raccontare ai nostri lettori.
E all’improvviso è stato tutto chiaro: mi sono immaginata il formato della rivista più grande rispetto alle altre; mi sono immaginata quella grafica glamour da collezione; mi sono immaginata le storie delle migliori aziende del Sud Italia raccontate anche attraverso le fotografie di grande impatto; mi sono immaginata un racconto sentimentale di quelle storie; mi sono immaginata gli spazi pubblicitari visibilmente belli, affascinanti, accattivanti.

Restava solo il compito di trovare un nome al giornale?

La scelta del nome non è stata per niente facile. Cercavo qualcosa che potesse riassumere tutti i valori che avevano ispirato questo magazine. Cos’è che volevo trasmettere ai nostri lettori? Quello che c’è oltre un’azienda, il dietro le quinte. Ecco. Oltre. Per la prima volta raccontavamo cosa c’è oltre l’uomo, oltre l’imprenditore. L’idea di “Oltre” mi è venuta spontanea insieme
a “Eccellenze italiane”. Oggi entrambe le parole, “oltre” ed “eccellenze”, sono termini sempre più usate dai media.

In un mondo sempre più digitale la rivista Oltre ha mantenuto anche il formato cartaceo. Per una come te abituata a innovare sembrerebbe una contraddizione.

Ci sono delle delle cose che non possono mai tramontare. Una di queste è l’emozione che ti dà il cartaceo e che non troverai mai con nessun supporto elettronico. Questa è una formula che manterremo sempre, accanto ovviamente alla versione digitale sfogliabile online sul nostro sito internet. In questo modo raggiungiamo ogni mese diverse migliaia di lettori.

A un certo punto della tua vita hai conosciuto Angelo che è diventato anche tuo marito: che cosa ha portato in questo progetto?

Mi mancava l’equilibrio e lui me lo ha dato. Mi mancava una persona di fiducia con cui condividere le idee, le strategie, le scelte per risolvere i problemi. Siamo assolutamente complementari come lo sono un secchio e la corda di un pozzo. Per approvvigionarsi dell’acqua si ha bisogno per forza di questi due elementi. Io senza di lui oggi non potrei fare niente.

Prima di editare il magazine Oltre che cosa facevi?

Ho cominciato molto giovane, a venti anni, facendo la speaker radiofonica. Avevo perso i miei genitori e ho dovuto darmi da fare. Il mondo dello spettacolo e della musica hanno sempre  fatto parte del mio dna, così all’epoca l’editore dell’emittente Radio Gamma di Barletta mi propose di vendere spazi commerciali. Tutto è venuto da sé: mi sono avvicinata al mondo del marketing e della comunicazione, ho cominciato a sperimentare le tecniche di comunicazione e di vendita a frequentare corsi di specializzazione a Milano. Ti parlo dei primi anni Novanta, il marketing era pressoché sconosciuto ai più. Qualche anno dopo, insieme con altri soci, ho acquistato un’emittente radiofonica, Antenna 1 e nel 1992 sono stata la prima in Puglia a fare le dirette radiofoniche da Sanremo. In partnership con Radio Subasio, una nota emittente radiofonica del Nord, ho istituito un importante premio legato al Festival del quale sono stata presidente per ben sei anni.
Ho sempre voglia di alzare l’asticella e così nei primi anni del Duemila ho iniziato le sfilate di “Barletta moda”. Ho avviato l’agenzia Giò Group che raccoglie tutte le esperienze fatte negli anni precedenti. Oggi l’agenzia si occupa di consulenza per tutto quello che concerne la comunicazione, dal visual ai social, passando per spot video e l’organizzazione di eventi.

La notizia dell’ultim’ora è che Giò Group è entrata nella galassia di Confindustria. Un bel passo avanti. Dove ti porterà questo incontro?

Ho conosciuto il neo presidente della Confindustria Sergio Fontana diversi anni fa grazie alla dottoressa Marina Lalli,  presidente di Terme di Margherita di Savoia. Le avevo chiesto di segnalarci qualche azienda di eccellenza da presentare sul nostro magazine e tra queste c’era la Farmalabor di Sergio Fontana. La prima volta che abbiamo visitato la Farmalabor a Canosa siamo rimasti a bocca aperta per il suo modello di innovazione e modernità. Si è creata subito simpatia e sintonia con Sergio e da quel momento lo abbiamo seguito in tutte le sue avventure, anche in quest’ultima che lo vede protagonista in Confindustria. Questo è il terzo anno che l’associazione degli industriali patrocina il premio Oltre.  Recentemente Sergio ci ha invitati a far parte di questa organizzazione sempre con lo spirito di far sistema, di far conoscere alla Confindustria stessa quelle realtà che spesso loro stessi non conoscono e presentare all’opinione pubblica le tante eccellenze che fanno già parte di Confindustria.

In questi anni come è cambiato l’approccio delle aziende al marketing e alla comunicazione?

Negli ultimi dieci anni le aziende hanno compreso che la comunicazione è fondamentale, è un elemento imprescindibile per il successo della propria attività imprenditoriale. D’altra parte c’è anche da dire che negli ultimi 5-6 anni sul mercato sono spuntate agenzie di comunicazione come funghi, non sempre e non tutte adeguatamente preparate.

Complici i social media…

Complici soprattutto quelli che pensano di saper smanettare con i social e invece sono solo bravi a vendere l’asino che vola.

Come fa un imprenditore a riconoscere la qualità in un’agenzia di comunicazione?

Il consiglio è quello di affidarsi a strutture competenti che abbiano una storia alle loro spalle. Quando incontro aziende che hanno 30- 40 anni di esperienza provo ammirazione perché so bene di trovarmi di fronte a degli eroi, perché non è facile portare avanti con successo un’azienda per tutto questo tempo. Vuol dire che alle spalle ci sono delle basi solide, vuol dire
che si tratta di un’azienda che si rinnova in continuazione. Io consiglio sempre di consultare più di un’agenzia e provare a capire davvero chi si ha di fronte.

Un indizio per capire di essere sulla strada giusta?

Nella nostra agenzia trovi, oltre ai bravi professionisti, le brave persone. Un buon professionista è una persona umile che ha voglia di crescere insieme a te e insieme all’azienda. Al contrario, diffido sempre da quelli che ti danno l’idea di essere arrivati, che si “vendono” come supermegagalattici. Insomma, non credo nei “tuttologi” perché anche nella comunicazione serve la specializzazione: un buon fotografo può essere bravo per il food, non è detto che lo sia anche nel mondo del fashion. Oggi invece siamo in un mercato in cui basta fare un post su Facebook per sentirsi social media manager. Il posizionamento di un’azienda, la capacità di differenziarsi, la capacità di produrre e distribuire contenuti richiedono ben altro tipo di competenze.

Qual è secondo te il miglior antidoto al qualunquismo nella comunicazione?

Saper comunicare un’azienda significa conoscere bene l’azienda. Bisogna conoscere l’imprenditore e quali sono gli obiettivi, le caratteristiche del mercato, gli elementi di criticità, le opportunità e i punti di forza su cui far leva, l’essenza stessa dell’azienda. Bisogna sposare il suo progetto, la sua idea, il suo stile di operare. Il passo successivo è costruire un progetto di comunicazione
sartoriale, personalizzato, calato in quella specifica realtà aziendale.

In che modo ti hanno cambiata gli esempi imprenditoriali che hai incontrato durante la tua vita professionale?

Se oggi sono quello che sono lo devo anche ai tanti imprenditori conosciuti in questi anni. Loro sono la mia scuola. Quando lavoro con un imprenditore o con un’imprenditrice divento come una spugna, assorbo quello che c’è di meglio in quella persona.

C’è qualche difetto che intravedi nel tessuto imprenditoriale pugliese?

La gestione del cambio generazionale. Incontro troppi figli che non conoscono il valore del sacrificio. I loro genitori avevano fame di successo, avevano il desiderio di creare qualcosa, avevano la voglia di fare la storia. Oggi spesso i loro figli si sentono invece già arrivati quando non hanno nemmeno cominciato. Ovviamente ci sono anche genitori intelligenti che hanno mandato i loro figli a fare esperienza all’estero, per capire che cosa significa guadagnarsi il pane. Un altro problema è che troppo spesso gli imprenditori non fanno sistema tra di loro perdendo importanti opportunità di sinergia.

A proposito di sinergie, il magazine Oltre ha sperimentato un importante progetto che riguarda l’estero: ritieni che le piccola e la media impresa pugliese siano pronte e preparate per l’internazionalizzazione?

Uno degli obiettivi della rivista “Oltre” è proprio quello di accompagnare le imprese nella conoscenza dei mercati esteri. Non è un caso che da due anni il giornale è bilingue e i primi risultati li stiamo già ottenendo: di recente siamo stati contattati da una grossa catena inglese proprietaria di ben 30 ristoranti (di cui 19 soltanto a Londra) che aveva necessità di ampliare il proprio menù inserendo piatti tipici italiani e pugliesi.

Leggendo la nostra rivista hanno scoperto alcune importanti realtà imprenditoriali pugliesi del settore food e ci hanno chiesto di organizzare un grande evento culinario. E così un anno fa abbiamo portato cinque eccellenze della gastronomia pugliese in uno dei più famosi ristoranti della City di Londra.

Con noi c’era lo chef stellato Felice Sgarra che con quei prodotti ha realizzato un menù speciale alla presenza di esperti e giornalisti delle principali testate giornalistiche di settore della Gran Bretagna. Oggi alcune di quelle aziende stanno ancora commercializzando il proprio prodotto a Londra.

Cosa ti fa arrabbiare?

L’arroganza e la mancanza di rispetto per il lavoro altrui. Un’altra cosa che mi fa arrabbiare è l’attitudine delle persone a scontrarsi tra loro troppo facilmente senza riuscire a sedersi a tavolino per trovare una soluzione. Non c’è più la voglia di comprendere le ragioni e i punti di vista dell’altro, non c’è più confronto e non c’è più incontro. Siamo diventati un po’ tutti dei WhatsApp.

Cos’è che ti fa emozionare?

La soddisfazione di un mio cliente e l’abbraccio di un mio collaboratore a conclusione di un evento. Quando mi vengono ad abbracciare, quando mi mandano un messaggio per dirmi semplicemente “Grazie!”, quando mi dicono di essere felici di aver lavorato con noi, ecco in quei momenti mi emoziono davvero.

L’ultima domanda è quella che rivolgiamo sempre agli imprenditori che intervistiamo, quindi la conosci già bene. Che cosa c’è oltre? Nel tuo caso, cosa c’è oltre “Oltre”?

Ho tanti progetti nel cassetto… mi auguro solo che il mio direttore responsabile me li faccia uscire presto… Perché non esiste un arrivo, ma ogni giorno esiste una partenza.