Quella di Margherita Mastromauro, imprenditrice, parlamentare nella XVI legislatura, ai vertici di Confindustria Bari e Bat per il settore agroalimentare.

Imprenditrice, presidente della sezione Agroalimentare
di Confindustria Bari e Bat, Margherita Mastromauro,
general manager dello storico Pastificio Riscossa di Corato,
interpreta lo spirito dell’azienda di famiglia con modernità
e la tenacia tipica delle donne, capaci di conciliare famiglia,
lavoro e carriera.
In questa intervista il suo contributo sui temi di più stringente
attualità, come la crisi del grano, e sulla sua attività, ai vertici
di una realtà imprenditoriale ultracentenaria.

Qual è la sua posizione sulla crisi del grano e il calo
del suo prezzo?
Quest’anno ci sono state accese proteste di
Coldiretti per i prezzi del grano duro, che sono scesi.
Hanno attribuito gran parte della responsabilità alle
importazioni estere. Ma in realtà le importazioni
dall’estero ci sono sempre state, anche quando
i prezzi raddoppiavano, come accaduto nella
campagna 2007/2008 e 2014/2015, senza che
nessuno se ne lagnasse. Le importazioni peraltro
sono indispensabili per garantire il costante e
corretto approvvigionamento di semole, da parte
dell’industria della pasta, per quantità e qualità di
prodotto. Quest’anno il raccolto italiano è stato un
gran raccolto in termini quantitativi ma dai livelli
proteici bassi.
Questo pare sia stato il motivo principale del calo
del prezzo. Certo i fenomeni speculativi nel mercato
agricolo sono aumentati, forse perché le speculazioni
finanziarie non hanno dato gli esisti sperati e gli
investitori si sono orientati sulle commodities
agricole. Ma sono fenomeni internazionali che
difficilmente si possono controllare.
Le quotazioni del grano duro ormai fanno riferimento
a borse merci nazionali e internazionali (Chicago in
primis). A livello locale si può fare davvero poco, anche
se come presidente di Confindustria agroalimentare
ho chiesto all’assessorato regionale all’agricoltura di
Imprenditrice, presidente della sezione Agroalimentare
di Confindustria Bari e Bat, Margherita Mastromauro,
general manager dello storico Pastificio Riscossa di Corato,
interpreta lo spirito dell’azienda di famiglia con modernità
e la tenacia tipica delle donne, capaci di conciliare famiglia,
lavoro e carriera.
In questa intervista il suo contributo sui temi di più stringente
attualità, come la crisi del grano, e sulla sua attività, ai vertici
di una realtà imprenditoriale ultracentenaria.
verificare i dati del raccolto per avere indicazioni più
chiare e capire quanta responsabilità nelle oscillazioni
dei prezzi sia attribuibile a fenomeni speculativi e
quanto invece a fattori oggettivi (quantità e qualità
del raccolto).
Quali sono le provenienze più quotate?
I più richiesti dai pastifici per qualità e quantità di
proteine, che danno una tenuta maggiore in cottura
alla pasta, sono alcuni tipi di grano canadese e
australiano, che in genere costano di più del grano
nazionale. Ma quando utilizzati vengono sempre
miscelati con grano italiano e usati in percentuali
minori (fino al 30%). Ciò nondimeno, poiché è
interesse degli industriali valorizzare le colture locali,
molti pastifici hanno realizzato linee di prodotto con
grano duro 100% italiano e in alcuni casi solo pugliese,
anche tramite accordi di filiera che garantiscono un
prezzo minimo agli agricoltori. Ma teniamo presente
che quest’anno, per esempio, l’80% del frumento
duro nazionale è ai limiti della legge di purezza, a cui
i pastai devono attenersi, per legge appunto.
Come si ricompone, dunque, la querelle fra
produttori e industriali?
E’ ovvio che, rispetto a una situazione di difficoltà
di un settore complementare di una stessa filiera
produttiva, si dovrebbe agire nella direzione della
solidarietà e non dello scontro, appunto incentivando
i contratti di filiera, per ottenere un prezzo minimo
garantito e il più delle volte una redditività superiore
del 20% rispetto alle quotazioni di mercato.
Su questo ci stiamo impegnando tutti.
Ma abbiamo bisogno di quantità e di qualità, allineati
alle esigenze dell’industria per potere utilizzare
solo grano italiano. Gli agricoltori su questo devono
impegnarsi di più e affrontare le criticità della
polverizzazione produttiva, dell’inadeguatezza delle
strutture di stoccaggio.
Infine bisogna ammettere che sono stati penalizzati
più che dalle importazioni, da una politica
comunitaria che ha ridimensionato gli interventi
in favore del settore cerealicolo e non lo ha
incentivato. Per noi pastifici pugliesi, poterci fregiare
di un certo tipo di produzione locale di grano duro di
qualità, rappresenterebbe un grandissimo vantaggio
competitivo sul mercato.
C’è dunque un interesse di filiera comune?
Certo, a livello comunitario dobbiamo chiedere di più
perché queste sono produzioni tipiche che dobbiamo
difendere con forza.
Tornando al vantaggio competitivo nell’utilizzo
di prodotti locali e nazionali, veniamo al tema
dell’etichettatura, tanto caro ai produttori…
E’ importante per la trasparenza ma consideriamo
che un conto è produrre olio e dire che è italiano e
non lo è, ma dire che non è pasta italiana quella fatta
con miscele di grani, italiani ed esteri, è una eresia!
La legislazione europea stabilisce in modo molto
chiaro infatti che “il Paese di origine di un prodotto è
quello di ultima trasformazione sostanziale”.
Il nostro è per legge un prodotto Made in Italy, a
prescindere dalle miscele di grano utilizzate.
Hanno fatto passare un messaggio differente e
sbagliato. Altro è dire che vogliamo più prodotti fatti
col 100% di grano italiano, il che significa la difesa di
una tipicità.
I controlli sono efficaci nel garantire i consumatori?
In Italia vengono compiuti in maniera massiccia, lungo
tutta la filiera e da più soggetti istituzionali preposti
che svolgono questi controlli con scrupolosità e
competenza. Siamo il Paese con più enti di controllo
di tutto il mondo.
L’idea di Coldiretti che mettere in etichetta la
composizione dei tipi e provenienze di grano,
possa fare la differenza?
Questa deve essere una richiesta di trasparenza dei
consumatori non della Coldiretti.
Si può valutare, ma non passi mai l’idea che la pasta
realizzata con miscele di grano estero non sia salubre
e non sia italiana.
Lei è stata una parlamentare.
Cosa le manca dell’attività politica?
L’attività politica è molto coinvolgente, incontri tanta
gente, ti confronti con mondi e interessi diversi, ma in
politica non si può dire sempre quello che si pensa e
questo non è sempre piacevole.Il mondo dell’impresa
d’altro canto è un mondo molto duro, fatto di sfide
quotidiane, di obiettivi da raggiungere spesso in
tempi rapidi, un mondo in cui senti anche più da vicino
la responsabilità delle persone che fanno parte della
tua realtà imprenditoriale. In qualità di deputato ho
potuto solo promuovere iniziative legislative, la cui
approvazione peraltro dipendeva dalla volontà del
Parlamento.
Le responsabilità sono più mediate, qui sono dirette.
E come donna cos’è più difficile?
È tutto più complicato quando si è mamme e mogli.
Io ho una bimba di cinque anni. Ci sono una serie di
difficoltà legate alle esigenze di conciliazione che
possono interferire nelle prospettive di carriera e
possono essere limitanti e in ogni caso richiedono
sacrifici notevoli.
E il suo ruolo di Presidente della sezione
Agroalimentare di Confindustria Bari e Bat?
È un impegno di servizio. A Confindustria sono legata
da 20 anni. Mio padre vent’anni fa incaricò me di
occuparmi dei rapporti con l’associazione, infatti non
sono passata neanche dai giovani industriali.
Mi ha fatto piacere ricevere questo incarico
all’unanimità, al servizio del nostro settore e dei
nostri imprenditori, anche se è un ulteriore impegno.
Come si svolge una sua giornata normalmente?
La sveglia suona alle sette, il tempo di preparare
la bambina e accompagnarla a scuola, per stare in
azienda entro le 9. Alle 13,30 c’è pausa pranzo e si
rientra al lavoro dopo due ore, per restarvi fino a
sera. Spesso sono anche in trasferta per lavoro.
Qual è il mercato più interessante?
Tutti lo sono e vanno conquistati.
E ora lo stiamo facendo anche con una gamma di
nuovi prodotti che rispondono meglio alle esigenze
dei consumatori e, come dicevamo, alla necessità di
incentivare la filiere e produrre col 100% di grano
italiano. Stiamo producendo una pasta integrale e
biologica con 100% grano italiano, oltre a formati
di pasta gourmet, molto particolari, anche per
la ristorazione, trafilati al bronzo; una linea di
prodotti gluten free con una miscela di Quinoa e,
a breve, presenteremo altre due linee di prodotti,
sempre in linea con le esigenze dei consumatori
e con i nuovi trend alimentari. Abbiamo invece
già lanciato una linea di biscotti improntata al
benessere e alla leggerezza, integrali, senza burro e
con zucchero di canna.
Le piacciono i primi piatti?
Sì, tanto, e ultimamente mangio molta pasta
integrale, la nuova biologica di cui parlavamo.
E’ eccezionale perché la nuova miscela sa meno di
crusca, è molto gradevole.
Ha mai pensato di fare altro?
Ho studiato per la carriera diplomatica e poi le
circostanze mi hanno portato a fare altro.
Ma sono contenta di ciò che ho fatto in questi
vent’anni.
Certo per indole sono alla costante ricerca di stimoli
e di nuovi obiettivi anche nel lavoro.
Ora cosa ha in mente, qual è il suo traguardo?
Crescere è un imperativo, lo ha detto anche il nuovo
presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.
Piccoli non si può più essere in questo Paese, non
si sopravvive.
Gli ostacoli alle attività imprenditoriali sono tanti, i
costi alti e fare un’impresa è sempre più un’impresa!
Le aziende familiari devono cercare di managerializzarsi
sempre più, stringendo se possibile sinergie con altre
realtà imprenditoriali.
E’ una strada obbligata per la quale ciascuno sceglie
il percorso che preferisce.
Un percorso sul quale stiamo ragionando e sul quale
siamo impegnati in prima linea