Iposea nasce nel 1927. Il fondatore è stato Giusto Masiello, bisnonno di Donatella, Titta e Pia. Inizialmente l’azienda trasformava erbe aromatiche, per la maggior parte per la Bonomelli, e olive in salamoia. Da qui l’acronimo Iposea, industria pugliese olive in salamoia erbe aromatiche. Poi è stato abbandonato il canale delle erbe aromatiche e l’azienda si è concentrata sulla trasformazione di tutte le altre conserve vegetali come il carciofo – core business della produzione che rappresenta il 40% del fatturato e poi olive, funghi, bella di Cerignola, melanzane. Tutte le conserve vegetali che possono essere conservate nell’olio o nell’aceto. Nel 2002 Iposea si sposta in questo stabilimento della zona industriale di Cerignola, uno spazio di 95 mila metri quadri. Di cui 35 mila coperti. Attualmente è in fase di sviluppo una nuova area di 8mila metri quadri dedicata alla trasformazione del carciofo. Qualche numero? Lo scorso anno sono stati trasformati 60 milioni di cuori di carciofo. 20milioni di carciofi con il gambo. 160 dipendenti che nei periodi più intensi arrivano a 400.A ripercorrere con noi le tappe dell’azienda di famiglia, il direttore di stabilimento, Titta Masiello.

Il prodotto che lavorate arriva dal territorio?

Si, ci arriva dal territorio, abbiamo dei fornitori qualificati. Hanno firmato un quaderno agricolo con una serie di indicazioni a cui attenersi. Oggi le aziende sono attente per quel che riguarda i pesticidi…Noi ci avvaliamo del controllo di qualità – ovvero 14 addetti – che venti giorni prima della raccolta del carciofo scendono nei campi e prelevano i carciofi . Li facciamo analizzare e se l’esito è positivo, procediamo.
Le analisi a campione naturalmente le facciamo per il carciofo ma anche per tutte le altre materie prime. Io dico sempre che la qualità parte proprio dalla materia prima.

Influisce sul processo di lavorazione, ma anche sul risultato finale?

Assolutamente sì. Ormai la nostra azienda è tecnologicamente molto avanzata, perché abbiamo macchine a raggi X, metal detector, sistemi di cernita, tavoli vibranti… abbiamo implementato dei sistemi molto avanzati. Ma è chiaro che se la materia prima che ci arriva non è di qualità buona, non potremmo far miracoli.
Per questo abbiamo dato a tutti i fornitori delle schede tecniche nostre interne, in cui definiamo i nostri requisiti più importanti e loro devono rispettarli.

Quali sono i più importanti?

Principalmente tutte le materie non devono avere difetti: esenti da frutti macchiati, corpi estranei.
Per il carciofo non accettiamo frutto rosso o spigato, la bella di Cerignola non deve avere il peduncolo o il frutto macchiato, o quello ammaccato. Ogni materia prima ha la sua specica in dettaglio.

Come è composta l’azienda?

All’interno dell’azienda ci sono sei linee di confezionamento, tutte completamente automatizzate.Ci sono queste macchine raggi X doppio raggio, – al momento il massimo che c’è in commercio, per essere più chiara quelle che vengono usate per i baby food e sono delle macchine che fanno letteralmente i raggi al vasetto.
Alla ne di tutto il processo produttivo tutti i vasetti passano attraverso queste macchine e qualsiasi presenza di corpo estraneo che magari la donna non ha rilevato o identi cato, viene segnalata e il vasetto scartato. Ci sono bilance in linea che per- metto di determinare il peso del vasetto, macchine soffiatrici che permettono di capovolgere il vaso e immettono un getto d’aria all’interno per eliminare corpi estranei, tavoli vibranti e almeno dieci donne per ogni linea sui tappeti di cernita che servono a controllare manualmente il prodotto.

Tanta automatizzazione, ma ci sono cose che le macchine non possono fare…

Giusto. Ad esempio il confezionamento del carciofo con il gambo. È una lavorazione manuale, già dall’arrivo della materia prima, perché il gambo viene snellito a mano con dei pelapatate – le macchine lo spezzerebbero – e viene invasato anche a mano. Un gambo lungo va modellato all’interno del vaso solo con le mani.

Il tuo bisnonno Giusto. Tuo padre Giusto?

Eh, sì, siamo una famiglia giusta…

Tuo papà è in azienda?

Eccolo, al di là del vetro, che sta lavorando…

Quindi al momento non è ancora avvenuto il passaggio generazionale?

No… non ancora… al momento siamo insieme, papà, io e le mie sorelle Donatella e Pia.

Com’è questa convivenza generazionale?

Bella. Lavorare con mio padre è molto bello. E’ il nostro maestro di vita. Lui ci ha guidato, ci ha insegna- to tante cose, ci ha reso padrone di quello che facciamo.
E’ chiaro che ci sono anche gli scontri, ma fanno parte della crescita. Papà è il pilastro indispensabile e averlo accanto rappresenta una sicurezza e un supporto maggiore. E’ bello averlo qui.

Per voi gli è stata una scelta naturale restare a lavorare nell’azienda di famiglia?

Noi siamo nate qui. Mai immaginato un futuro diverso. Non è stata né una scelta forzata né sofferta… anzi…

Come vi siete divise i ruoli?

Io mi occupo di tutto ciò che è qualità, sono il direttore di stabilimento, responsabile di ricerca e sviluppo. Tutto ciò che è produzione mi riguarda. Mia sorella minore, Pia, segue l’estero, si occupa degli acquisti delle materie prime, Donatella invece è direttore commerciale Italia.

Pia, allora questa domanda la faccio a te… Quali sono i paesi esteri con cui avete rapporti?

Spagna, Germania, Francia, Inghilterra. Russia. America, Austria, Nuova Zelanda… in totale sono 49 i paesi in cui esportiamo.

Una presenza imponente…

Abbastanza… l’obiettivo è quello di crescere…

Come si arriva a un risultato del genere? Vi siete imposti in un segmento che non era vuoto.

Titta: Si riesce dopo tanti anni fatti anche di sacri ci. Dal 1927 ad oggi è quasi un secolo… ciò che ci ha permesso di crescere e consolidarci credo sia proprio la ricerca della qualità di tutte le materie prime. Poi abbiamo la fortuna di avere quasi tutte le conserve qui, nel nostro agro, quindi trasformiamo tutto ciò che è presente nel nostro agro. E lo trasformiamo bene, perché diamo ai nostri clienti un prodotto di qualità e questo ci ha permesso di crescere sempre più.
Pia: E’ stato un connubio tra materie prime a chilometro zero e in- genti investimenti in innovazione e sviluppo. Noi siamo la seconda azienda in Italia.
Siamo cresciuti abbastanza direi…e cercheremo di crescere ancora.

Tanti sacrifici e tanto impegno. Quali gli sforzi più grandi?

Pia: Sicuramente la formazione del personale. Educare una comunità perché alla ne la nostra azienda è una comunità alla cultura della qualità. Noi non intendiamo solo la qualità del prodotto finito, ma proprio un sistema qualità… un insieme di regole che devono essere condivise con tutti i nostri collaboratori, ciascuno nel loro settore. Un sistema di qualità integrata, che parte dalla materia prima e coinvolge tutte le fasi del nostro processo produttivo, che ci consentono di dare un prodotto dal punto di vi- sta alimentare sicuro e anche bello esteticamente.

Una scelta coraggiosa ma che paga…

Titta: Una scelta che è alla base del nostro lavoro.
Essendo presenti nelle maggiori catene, come Lidl, Carrefour, Metro, Eurospin, Auchan, siamo soggetti a controlli a sorpresa… e il personale deve essere sempre pronto, anche perché se gli ispettori in un tempo massimo di dieci minuti non entra- no nello stabilimento, si viene bocciati al controllo. Noi cerchiamo di mantenere sempre il livello alto… e c’è tanta fatica!

Che ruolo ha tenuto per sé vostro padre?

Titta: Mio padre? Del capo! Il capo dei capi!
Pia: Alla ne l’ultima parola è sempre la sua!

Qual è la cosa più importante che vi ha insegnato?

Pia: In primo luogo il rispetto del la- voro che si fa… non è solo produrre e vendere un vasetto, ma tutto quello che c’è dietro che fa la differenza. Questo è l’insegnamento più importante che è stato dato a noi e a tutti i nostri dipendenti. A noi piace vedere l’azienda come una grande famiglia… i risultati si raggiungono perché noi prendiamo decisioni a livello dirigenziale, ma chi opera conta esattamente quanto noi. Il valore più bello è questa dimensione di azienda come un grande gruppo che lavo- ra insieme, insieme raggiunge un obiettivo e solo insieme può continuare ad avanzare e andare avanti.
Titta: E poi ci ha trasmesso la passione e l’amore per questo lavoro. Noi siamo cresciute con l’odore dei carciofi…

di Tommi Guerrieri
Ph: Rino Gorgoglione