Di tutte le persone che avrei immaginato di poter intervistare, mai avrei pensato a Lino Banfi. L’attore, che ha incarnato e rappresentato il sogno italiano, pur fra tante difficoltà, ha conquistato la sua meta: fare l’artista, assieme ad una stratosferica popolarità. Lino Banfi ha ottantadue anni portati splendidamente ed una carriera lunga cinquant’anni, ma non si ferma. Ha la freschezza ed il coraggio di un millennial, desideroso di tuffarsi in nuove avventure.

Esibisce un amore viscerale per la sua famiglia e la sua terra, al punto di perorare la causa dell’ingresso della città in cui è cresciuto, Canosa di Puglia, nel novero del Patrimonio dell’UNESCO. È sempre stato uno straordinario testimonial della Puglia attraverso il cinema e le serie televisive. Si è inventato un linguaggio, un suono, identificato poi da tutti come dialetto pugliese per antonomasia. È stato una vera testa d’ariete per tutti i suoi epigoni, compreso Checco Zalone. Nel suo racconto  aneddoti della storia dello spettacolo italiano e dei film con attrici bellissime, da Laura Antonelli ad Edwige Fenech, si intrecciano con la storia di questo Paese, da Alberto Sordi ad Aldo Moro, a Pinuccio Tatarella. Da più di quindici anni è il nonno putativo d’Italia, nonno Libero, grazie al ruolo che interpreta nella fortunata serie televisiva “Un medico in famiglia” in onda dal 1998 sulla rete ammiraglia della Rai.

Mi riceve con tutta la compagine di OLTRE, dall’editore Angelo Lamacchia, alla direttrice commerciale Giovina Cristallo, alla fotografa Stefania Pastore, in un momento di relax nello splendido giardino dell’Hotel d’Altavilla a Canosa di Puglia, in compagnia del nipote Riccardo e della amatissima moglie Lucia.

aestro, lei è stato il primo testimonial di questa straordinaria regione che è la Puglia, si è inventato uno slang particolare per essere identificato come pugliese, che poi tutti quanti hanno sussunto come il dialetto pugliese per antonomasia, identificando lei con la regione. Quanto è stato difficile in un’epoca in cui non si parlava ancora di Puglia, imporsi sulla scena nazionale?

Mi fa piacere tu abbia utilizzato il termine difficile, perché era difficilissimo. Forse lo sarebbe stato anche in un altro momento, forse è difficile anche adesso, ma allora era difficilissimo, perché le difficoltà erano molte di più. Molti pugliesi della pseudo intellighenzia (ne sono rimasti pochi per fortuna!) mi hanno sempre snobbato! Loro stessi hanno sempre negato di essere pugliesi, hanno sempre detto siamo meridionali, non pugliesi; alcuni di questi, anche artisti del mio settore, quando si parlava di Banfi dicevano non è pugliese, è una cosa per far ridere, una cosa pacchiana. Io ho convissuto con questi pregiudizi, ho dovuto superare queste difficoltà! Però feci a me stesso questo discorso, io voglio fare l’artista, non ho mai voluto fare altri mestieri! E questo anche quando mio padre, familiari e amici compresi, con “la mentalità bellissima” che abbiamo noi, dicevano “vabbù, vole fè l’artist, ma come mestiere?”. E ancora oggi è così, penso si dica la stessa cosa ad un ragazzo che vuol fare questo lavoro. Ho dovuto quindi superare innanzi tutto queste forche caudine e poi tutte le altre. Poi pian piano ho continuato e sono riuscito con determinazione. Noi ragazzi meridionali degli anni ’50 andavamo a Milano (eravamo noi i primi migranti), prima di coloro che arrivano adesso con le barche, noi arrivavamo con il treno, non con la barca. Io sono arrivato con una valigia legata da un foulard, senza spago, ma sempre una valigia fetente era! E quando in quel periodo alla stazione di Milano ci smistavano, c’erano i caporali pugliesi che ci chiedevano cosa sapessimo fare, arrivavo io e dicevo studente, perché ero fresco di studi… E ora? Che facciamo – si chiedevano i caporali? Comunque riuscivo a trovare questi lavori saltuari, come il posteggiatore di macchine abusivo. Ho dormito nei portoni, nei palazzi in costruzione, alla stazione con i mendicanti ma non ho mai smesso di dire “io voglio fare l’artista”, e quando gli altri ragazzi come me piangevano e dicevano torniamo  a casa, che stiamo a fare qui?,che brutta vita che facciamo!, che brutta delusione!, io rispondevo loro, no, tornate voi, io un giorno firmerò autografi e sarò famoso! Quindi se noi partiamo già da questa premessa, immaginiamoci quanto poi io me ne sia “fottuto” quando l’intellighenzia barese ha detto che rovinavo l’idioma barese, manco fosse stata una lingua che si studiasse a scuola! Poi tutti questi pseudo intellettuali, a distanza di anni, si sono ricreduti, si sono pentiti e oggi mi dicono: Banfi, mi vergogno a dirlo ma io non ti potevo vedere prima, non capivo che linguaggio parlassi, ma adesso penso tu sia stato un apri-scuola.

Ed è la verità!

Non c’è mai stato nulla di pugliese, ogni anno quando la Rai decideva di mandare in onda le farse di ogni regione in tv, andavano a nozze i siciliani con Pirandello o Angelo Musco, o i napoletani con la “Scarpettiana”, noi pugliesi non avevamo niente. Io dissi, mi devo inventare un linguaggio mio, perché all’inizio quando cominciai a fare le prime trasmissioni Rai per avere quel piccolo spazio e per colpire l’immaginario del pubblico, mi sono dovuto inventare la “cravattola, la camiciola”, con questa vocina in falsetto ho costruito questo mio personaggio dicendo o la va o la spacca. Ed è andata! Oggi mi sento il padre di Checco Zalone, che adoro, e di Genny Nunziante.

Se non ci fosse stato lei probabilmente neppure loro sarebbero mai arrivati.

Sono due ragazzi simpaticissimi e anche di cultura vera. Bravi, si sono costruiti da soli. Quando vennero a propormi quel  piccolo cameo in “Quo vado?” io dissi, no, ragazzi, ho fatto più di 100 film da protagonista e tante trasmissioni  televisive, dissi loro nel nostro dialetto: “ma proprio sta figura d’ merd devo fare?” E mi ricordo che si sono quasi inginocchiati vicino a me per giocare. “Maestro, tu ce lo devi questo perché è un tributo che ti facciamo, perché ci hai aperto la strada!” Mi ha fatto piacere! E mi hanno convinto ad interpretare quel cameo nel ruolo  del senatore.Ti ho fatto tutto questo lungo preambolo, per dire, certo che ho passato tanti guai, ma adesso il  mio è diventato un vero e propriolinguaggio.

Perché è qui a Canosa in questi giorni?

Sono venuto qui a Canosa apposta per smuovere un po’ le acque affinchè questo paese diventi patrimonio dell’UNESCO, perchè se lo merita. Sto girando anche uno spot per la mia città. Mi sono chiesto infatti perché Matera sì per i sassi, Alberobello sì per i  rulli, città della quale per altro io sono cittadino onorario, e questa mia città in cui sono vissuto, Canosa, anche se sono nato ad Andria, non deve diventare patrimonio dell’UNESCO, con tutto quello che qui è stato scoperto?

Che meraviglia! Un grande amore per il territorio!

È ovvio che pare che ci vogliano un pò di anni di attesa, io non è che posso aspettare tanto, ho 82 anni!

Portati splendidamente peraltro!

Io ho detto dobbiamo affrettare i tempi. Patrizia Minerva, presidente del club per l’UNESCO di Canosa, mi ha detto se partiamo  dall’alto ce la facciamo! Ma io posso partire dall’Altissimo, proprio da Lui! Proprio a Lui hochiesto quanti anni ancora? Si sono riuniti in consesso, è stata  lunga la riunione, si vede che Lui ha molto da fare in questo periodocon tutti gli stronzi che vivono nel mondo, quanto hanno da faticare Lui e San Pietro! E hanno deliberato: abbiamo deciso che 8-9 anni li hai! Ma pare non bastino, quindi bisogna accelerare!  Questo argomento mi sta particolarmentea cuore, la pugliesità! Il primo giugno sono stato invitato al Quirinale come ogni anno alla Festa della Repubblica, come accade da 15 anni a questa parte, da quando sono stato nominato  Cavaliere di Gran Croce, pare sial’onorificenza più alta che si conferisca in Italia! E questa volta questa festività è coincisa con l’ingresso al Quirinale del nuovo Governo, e il nostro Giuseppe Conte, nostro perché corregionale. Appena l’ho incontrato gli ho detto: Presidente, ti posso dare del tu, perché sei un raghezzo! E lui, ma certo, Lino! Gli ho detto: ti devo salutare per tre ragioni per italianità (sono un italiano e voglio conoscere il nuovo Presidente
del Consiglio), poi per corregionalità (per essere pugliese), ma anche per romanistità (perché sei anche romanista)! Tutti mi hanno accolto benissimo da Salvini a Di Maio. Vuol dire che ho seminato bene. Ecco, ci rivolgeremo anche a queste persone potenti dal punto di vista politico  per raggiungere l’obiettivo perquesto paese, se sarà necessario! Però per arrivare a diventare patrimonio UNESCO, deve cambiare la mentalità, di alcuni canosini innanzi tutto.

Bisogna crescere culturalmente. Sopraggiunge quasi lupus in fabula Giampaolo Sardella, attore e show man canosino anch’egli venuto all’Hotel d’Altavilla a trovare un grande amico d’infanzia.

Ecco, vedi? Lui per esempio che ha fatto tante cose divertenti nella sua vita. Io mi immagino quante ne ha dovute passare, perché ancora oggi c’è il pregiudizio: vabbè, ma cos’è che vuoi fare? Interviene Sardella: Ce ve facenne? Se noi ci coalizzassimo tutti i pugliesi, dal Salento al Gargheno, e cominciassimo a pensare diversamente e non darci addosso,  sminuendo l’altro, sarebbe diverso. Quando mi invitano a parlare qualche volta anche nelle Università, dico sempre una cosa: quando la Puglia finirà di perpetrare il “nemo propheta in patria” come mentalità, andremo avanti. La differenza tra noi e quelli di Rimini, per esempio, che non hanno un mare paragonabile al nostro, lontano mille miglia dalla nostra terra, dalla nostra cucina, è che però loro sono coalizzati, fanno squadra.

Così si cresce, cresce tutto un territorio.

Mi auguro che un giorno tutti i pugliesi la penseranno così.

A proposito della promozione della pugliesità, del territorio, ha aperto da pochissimo un ristorante a Roma che si chiama Orecchietteria Banfi, l’orecchietta è un po’ l’emblema della cucina barese e poi pugliese.

Vi spiego come è nata l’idea. L’idea non è nata con l’Orecchietteria ma io sto lavorando da due anni a questo progetto che si chiama Bontà Banfi, sto spendendo tanti soldi, però voglio fare una cosa fatta bene. Io che amo la famiglia, che ho costruito questo palazzo forte, che sono legatissimo a mia moglie che ora non sta benissimo… Capisci bene che con 56 anni di matrimonio, 10 di fidanzamento, queste cose mi stanno strappando il cuore! Ora che dovevamo goderci un po’ la vita! Allora mi son detto: che cosa lascio ai miei figli? Che hanno fatto sempre di mestiere i figli di Lino Banfi? Si, Rosanna fa l’attrice ma non è che lavora sempre. Devo lasciargli qualche cosa mi son detto! Allora mi sono ricordato di mio padre, Riccardo, che anche lui diceva: Vu fe’ l’artiste? E u mestire che vu fe’ quale iai? E anche lui dopo ha capito che le due cose coincidevano. Allora mi sono detto, io che adoravo mio padre, quasi quasi lo accontento dopo gli 80 anni: lavorerò! Ho cominciato a informarmi su come creare un marchio. Sono stato nominato dal Presidente Michele Emiliano Ambasciatore della Puglia
nel mondo, quindi con le carte in regola! E ho pensato se io faccio un marchio che documenti e garantisca che il prodotto è buono, con il marchio di Banfi che dice “credimi che il prodotto è valido, posso parlarti di tracciabilità, da dove viene il prodotto o il grano utilizzato”, può essere una bella idea! Ci vuole tempo – mi hanno detto – come la questione dell’Unesco, però se fai di corsa riuscirai a vedere i risultati. Io corro per vedere i frutti prima del tempo. Mia figlia Rosanna e mio figlio Walter erano d’accordo: “sì, è una bella idea, un domani con la tua faccia sulla bottiglia dell’olio, del vino, sul sacchetto dei taralli” va bene. Ma se facessimo una cosa che rimanga a noi? Inerente ai prodotti pugliesi? Una cosa apparentemente semplice come “Orecchietteria Banfi” per esempio. Io ci ho pensato e ho approvato. Abbiamo trovato il luogo e fatto le cose in grande sin dall’inizio, e infatti ha molto successo. Non so come le persone aspettino mezz’ora, tre quarti d’ora fuori pur di entrare! Io ci vado poco, la lascio condurre ai miei figli! Ci sono le mie facce dappertutto, alcune scene dei miei film alle pareti, quando ci vado però ho visto che funziona, la gente ride sempre. Ah, guarda, esclamano, questo è il commissario Lo Gatto,  uesta è la battuta di “Vieni avanti, cretino!” E a me, che continuano a frullare sempre idee nuove in testa, è venuto in mente anche lo “smile food”, che può essere una cosa nuova, sorridere mentre si mangia, che non è male!

Giovina Cristallo, il direttore commerciale di OLTRE, fan di Lino Banfi, interviene: Maestro, scusi, un po’ questa idea l’ha anticipata nel film “Roba da ricchi”, l’imprenditore che lei interpretava, Aldo Petruzzelli, aveva fatto i soldi, commercializzando le orecchiette con il packaging preconfezionato comprensivo del ragù di braciole.

Banfi: Sì, è vero! C’era anche una strepitosa Laura Antonelli, che parlava con l’accento pugliese! Eravamo molto legati. Lei prese delle lezioni di pugliese, una full immersion di una settimana, per interpretare quel film! Ho saputo poi dai giornalisti quando lei è morta che aveva lasciato un biglietto, avvisate Lino Banfi se mi dovesse succedere qualcosa! Non solo in quel film, però! “Sabato, domenica e venerdì”, un film episodico, in cui eravamo protagonisti dei singoli episodi io, Celentano e Pozzetto, io sposo una giapponese, interpretata dalla Fenech, e apro una orecchietteria a Tokio, e questo è un film di minimo 40 anni fa! “Film in cui io, truccato da giapponese e con l’accento tipico, dico agli avventori del ristorante cosa plendete?:“olecchiette con coda di pesce cane, olecchiette con coda di balena o olecchiette di cime di lapa che è la nostla specialità”! Ecco com’è nata l’orecchietteria! Ormai va a gonfie vele il ristorante a Roma! Una cosa che mi diverte molto: ci
sono nel menu le orecchiette alla “Porca puttena” che sono piccanti. Il ristorante è vicino al Vaticano. Vengono molti pretini e suore. Quando ordinano magari chiedono: due tradizionali (che sono quelle con la braciolina) e uno…E io: non ho capito, suora? Non dicono uno alla “Porca puttena”, diventano rossi!

A proposito di Edwige Fenech, Laura Antonelli, Barbara Bouchet, Nadia Cassini e Gloria Guida, tutte donne stupende, lei ha girato molti film della Commedia all’italiana con loro a pochissimi chilometri da qui, a Trani, lì giravate tantissimo. Film considerati come B movies, divenuti invece ora degli assoluti cult! Alla luce dello straordinario lavoro che sta facendo l’Apulia Film Commission, molti dei film italiani vengono girati in Puglia, sarà per la luce, per il mare straordinario…

Continua Banfi: “sarà perché si sta bene, si mangia bene, c’è bella gente, per i luoghi”

Se fosse nato in altri tempi forse non avrebbe sentito l’esigenza di migrare, di andare fuori, sarebbe rimasto qui? Ora ci sono più chances probabilmente?

Eh, tante di più per i giovani! Per loro è un po’ più difficile perché si è ristretto il numero dei film che si girano, però hanno più possibilità di mettersi in luce, dal punto di vista virale. La tecnologia li aiuta. Ad esempio, ho fatto questa pubblicità con Fedez che andrà in onda fra un pò. Io e lui due mondi completamente diversi. Due età diverse. Lui mi disse, Lino, prima eri virile quando lavoravi con la Fenech, ora sei virale! Ecco rende l’idea! Ora i giovani hanno più possibilità. Però tornando alla mia città. Ho fatto un calcolo con mio figlio Walter, io in tutti i film che ho fatto, le trasmissioni tv, i varietà, ecc…, avrò nominato la Puglia, Canosa, Barletta, il nostro territorio almeno 2000- 2500 volte.

Uno spot continuo!

Mi ricordo che un giorno con Alberto ordi, quando stavo girando la quarta o quinta serie di “Un medico in famiglia”, ci siamo visti ad una cena di beneficenza, eravamo seduti vicino e lui mi disse: “E te, quanno ricominci cor nonnetto?” Io gli risposi: Albè, ma tu sei più vecchio di me e mi dici nonnetto? E lui: vabbè ma er nonnetto lo fai te in televisione! Segno che lo aveva visto! Mi disse: M’hai rotto tarmente li cojoni con questa Canosa, che l’altro giorno ci sono passato e me volevo quasi fermà! Questo è un concetto importante, non perché lo abbia detto un grandissimo personaggio come Alberto Sordi, ma perché io ero un martello pneumatico per la Puglia. Nei primi anni ’70, per esempio, mentre stavo per conoscere Aldo Moro a Bari in  Prefettura, incontrai un certo onorevole Pinuccio Tatarella che disse a Moro, Presidente, noi dobbiamo fare il cesto di prodotti pugliesi con Lino Banfi, che lui li farà conoscere in tutto il mondo, e Moro gli rispose, sarebbe una bella idea! Quindi non è una cosa che nasce adesso. Fra un po’ mi auguro che in tutti i supermercati ci saranno anche i miei prodotti con il marchio Bontà Banfi. Se dovesse andar bene al marchio sono già interessati COOP, Conad, Esselunga!

Quale è la qualità caratteriale imprescindibile per fare l’attore?

Intanto essere altruista, se sei assolutista in questo mestiere dopo un pò finisci. Puoi essere il più grande attore del mondo, ma un grande uomo come Dino De Laurentiis diceva “caro Lino,  il grande successo si ottiene essendo attori anche al 65-70%, ma uomini al 120%”. E che significa, commendatore? – chiedevo io. “Vuol dire che quando l’artista è vero artista, come lo sei tu, è soprattutto uomo!” A quei tempi lui mi diede una esclusiva per un po’ di anni, io facevo tutti i film con Alighiero Noschese, Enrico Montesano, e lui aveva sentito dire che questo certo Lino Banfi, una volta, mentre stava girando e faceva freddo, aveva ceduto la sua sedia dove c’era scritto il suo nome, ad un vecchio generico che stava lì in attesa in piedi e al quale tremavano le gambe. Non è che lo fanno tutti! Da lì lui capì che l’altruismo è basilare. Sai quante volte io sussurro agli attori più giovani che lavorano con me, mentre giriamo, spostati, spostati che non stai nella luce? E questo non è da tutti! Tutti mi vogliono bene, questo vuol dire che puoi avere lunga vita come attore. Perché poi non sei più protagonista da vecchio, ma puoi fare comunque una partecipazione oppure il nonno.

La nostra ultima domanda agli imprenditori o agli uomini di eccellenza pugliesi è cosa vedete OLTRE? Al di là dei suoi progetti, cosa vede OLTRE anche per la nostra regione?

Per la Puglia vedo cose migliori, anche perché guardo con l’occhio dell’anziano. Sono sempre stato uno che fissa le persone e capisce molto di loro da come stringono la mano, da come si presentano, adesso di più, perché sono portato a riflettere di più e a capire. Vedo la Puglia oltremodo rinnovata. I figli dei proprietari terrieri di una volta, che hanno ereditato le masserie, hanno studiato e sono diventati agronomi, quindi la Puglia è già OLTRE! Però quando uno arriva a 82 anni, ha paura a guardare molto OLTRE, dice “accundandamece” (accontentiamoci)! Quindi io oltre due-tre anni non vado! La Puglia la vedo bene!!!

Grazie, maestro! Un saluto da tutti noi del magazine OLTRE e un abbraccio da tutta la Puglia che la ama!