AVEVA VISTO
QLTRE GIA DAGLI
ANNI QTTANTA.
LUIGI BALDUCCI
E’ L’UOMO CHE HA
CREDUTO NELLA
CQMUNICAZIONE
TRA LE PERSQNE,
COGLIENDO LA  MUTAZIONE
DEI TEMPI E ANTICIPANDOLA.

Il Balducci Village è un luogo dawero unico.
Luigi Balducci ne è l’ídeatore.
Un uomo che ha creduto sin dall’inízio nella telefonia mobile, e contribuisce da anni alla diffusione di questa tecnologia, diventata indispensabile.
Ha creato un luogo dove le idee si sposano con il mercato, incentivando la nascita di posti di lavoro e salvaguardando i punti vendita più piccoli, attraverso un sistema innovativo e paradossalmente semplice.
Luigi Balducci ci racconta la sua storia ed il modo intelligente con il quale fa Impresa, oggi.
Quando ha avuto l’intuizione di puntare sulla telefonia mobile, immaginava l’evoluzione che avrebbe avuto questo settore? immaginava che
il cellulare sarebbe diventato uno strumento che andasse oltre il traffico voce, e diventasse qualcosa di indispensabile per tutti, ovunque?
Era scontato per me. Se ritorniamo un attimo agli albori, al 1986, quando cominciarono a comparire i primi telefoni da auto (perché voglio ricordare che il cellulare nasce come accessorio auto), già si intuiva il potenziale della comunicazione in libertà, svincolata dalla telefonia fissa. Comincia ad essere da subito una opportunità, soprattutto per chi basava il proprio lavoro sulla possibilità di spostarsi, e lavorare fuori dall’ufficio. Era un nuovo modo di comuncare, anche per coloro che vivevano in luoghi isolati.
Cosa faceva in quegli anni?
Avevo dentro il commercio. A 15 anni, studiavo a Pescara, sostitui un mio amico per un breve periodo nel ruolo di rappresentante della Star. Al primo incontro che ebbi con un commerciante, capì che avevo un’innata propensione per il commercio. Mi piaceva portare a termine un affare.
Cosa ci faceva a Pescara?
Studiavo per diventare perito industriale. Il mio paese di origine, Margherita di Savoia, mi stava un po’ stretto, ed in controtendenza rispetto ai
miei coetanei, decisi di andare via e frequentare un istituto superiore altrove. Owiamente i primi tempi la solitudine si Fece sentire, ma poi acquisì la mia autonomia e grazie a questa esperienza, da solo, maturai velocemente.
Ricordo ancora la figura di mio padre che con la macchina si allontanava, lasciandomi a Pescara. Fu un duro colpo, ma ero molto determinato.
Da quel momento creai una squadra di ragazzi che vendevano libri porta a porta.
Poi tornai a Margherita di Savoia. E siccome non so stare fermo, individuai l’assenza di un punto vendita di ricambi auto. E ne apri uno. Ma la mia propensione non era la vendita al dettaglio, bensì quella di interagire con altri imprenditori. Quindi decisi di importare e distribuire batterie d’auto direttamente alle officine o ai negozi specializzati, creando così un mio marchio.
Ho sempre sposato la legge dei grandi numeri, che ritengo più awincente.
Per 5 o 6 anni resto a Margherita. Ma il paesino mi stava stretto. Amo viaggiare, prendere spunti da altri luoghi, anche all’estero. Perciò mi misi
ad analizzare il mercato e intuì che il mio business andava spostato altrove. Quindi apri un’attivita a Barletta. Siamo a 25 anni fa.

Erano tempi in cui c’era la possibilità di realizzare più facilmente i propri progetti?
il mercato e cambiato. Anche la mia idea di commercio è cambiata. Si è spostato l’asse dalla centralità del bene, alla centralità dei servizi.
All’epoca l’economia andava meglio, c’era la possibilità da parte del ceto medio di realizzarsi.
lo intravidi la possibilità di dare completezza ad un’automobile. Ora le auto sono già complete. All’epoca per aumentare il valore di un auto, già di per se costosa, si aggiungevano gli optional. Quindi creai questa officina di valori aggiunti. Compreso l’aria condizionata, gli antifurti, il telefono. Stando a Barletta, una città operosa e viva, gli affari andavano bene, perché molti imprenditori amavano aggiungere questi optional costosi. Avevo prenotazioni per mesi. Il target da soddisfare era ampio.
Cosi ho intuito la possibilità di seguire l’evoluzione di tecnologie nuove come il cellulare.
All’inizio erano oggetti per pochi, ma immaginavo la potenzialità di milioni di utenti.
Si passò da un sistema nazionale, come l’Etacs, non compatibile con altri sistemi, al GSM.
Fui invitato da una nota azienda come la Samsung, ad una fiera del settore ad Hannover.
Andai in Germania e vidi cosa stesse per arrivare sul mercato. Con il sistema GSM si rivoluzionava finalmente il modo di comunicare, con il 70% della popolazione mondiale, che da quel momento avrebbe avuto la possibilità di essere interconnessa.
Quindi mi attivai per importare cellulari con sistema GSM. Conobbi alcune aziende inglesi,che commercializzavano questa tecnologia,il responsabile per il mercato italiano era un Francese Alan, un ragazzo che lavora tutt’oggi per me.

Si era creata una rete di imprenditori sparsi sul territorio nazionale, che come Lei, aveva colto l’idea?
Certo. Ma le stesse case produttrici ci hanno reso un po’ degli ambasciatori della telefonia.
Con l’importazione riuscivo ad essere concorrenziale, perché le case madri adottano specifiche strategie in ogni Paese. Quindi colsi quest’ulterio-
re opportunità, e con un lavoro certosino, riuscì ad ottenere sempre prezzi vantaggiosi, sia per me che per il consumatore.
In concomitanza all’espansione tecnologica, anche il metodo di gestione cambia. Da un sistema monopolistico, come quello della SIP, poi divenuta Telecom, si passa ad un mercato libero. Una cordata di imprenditori fonda Omnitel, la prima concorrente privata. Quando partì il nuovo gestore, decisi di farne parte. All’inizio era Davide contro Golia. Fare concorrenza ad un monopolio non è facile. Però chi ha creduto in Omnitel aveva visto lontano. Ora Vodafone è il gruppo più grande al mondo. Il mio ruolo attuale in Vodafone consiste nella gestione esclusiva di due province della nostra Regione.
Oltre a due punti vendita di rappresentanza gestiti da mio figlio Antonio che è in azienda da circa tre anni, e la gestione di 150 punti vendita del marchio.
Ho sviluppato un commercio, su tutto il territorio nazionale, di vendita di smartphone, non marchiati da gestori, alle grandi catene della tecnologia. Alan, il ragazzo che ho conosciuto in Inghilterra, dopo varie esperienze in altri settori, si occupa del mio business di import/export con un ufficio a Roma. Sono stato anche il suo testimone di nozze.
Nel frattempo ho creato il Balducci Village. Due anni fa ero ad un bivio: o adagiarmi sui miei successi, godermi i miei due figli, oppure investire ulteriormente perchè, anche per la trasformazione di questo commercio, i nostri uffici sembravano anonimi.
Andava fatto un restyling. Quindi mi è venuta una ulteriore idea. Creare un cash & carry della tecnologia. Molti negozietti, con una scarsa gamma a disposizione, schiacciati dalle grandi catene, rischiavano di chiudere. lo faccio in modo che questi negozi non vengano tagliati fuo-
ri, e metto a loro disposizione la mia ampia gamma.
Così l’utente che vuole un determinato modello di smartphone, può averlo, attraverso un sistema informatico, entro le 24 ore, anche in un negozio piccolo.
Questo sistema è su scala mondiale e garantisce il miglior prezzo sul mercato.
Da quanto tempo siete in questa nuova sede?
Da circa un anno. Ci lavorano Z2 persone, compreso gli agenti, e sviluppiamo eventi per il marchio Vodafone, aumentando così le persone che
ci lavorano. In questa azienda lavorano anche mio fratello Mimmo, mia sorella Rosaria e mia cognata Stefania. Loro danno un contributo determinante a tutto ciò. Hanno scelto questa professione perché hanno creduto in me, ed ho una responsabilità nei loro confronti.
Tecnologicamente cosa ci si deve aspettare dal futuro? 
Già a Barcellona all’ultima fiera del settore, abbiamo visto il futuro. Il telefono conterrà tutto ciò che si può immaginare. Ecco perché è un settore rischioso, bisogna stare attenti all’evoluzioni, non ci si deve mai rilassare. A breve uscirà l’l- Phone 6, quindi i neonati I-Phone 5 subiranno presto una svalutazione.
Ciò è indice della dinamicità di questo settore, che ormai non si evolve di anno in anno, ma di giorno in giorno. In un mercato che è globale.
Alan in questo è molto bravo. Lavora anche di notte per assecondare determinati fusi orari.
Cosa vede Oltre?
La serenità, che è alla base di tutto, anche del business. Se si è sereni, si colgono i fattori dì novità. Ma infondo devo vedere per forza Oltre. Sono sempre andato in controtendenza. Quando ci si doveva difendere, io ho attaccato. Questo luogo ne è la testimonianza. In fase di costruzione, in molti mi hanno dato del matto, perché la tendenza in questo periodo è non osare. Devo vedere Oltre peri miei fìgli ed i miei fratelli.
Ogni evoluzione di questo mercato è un punto di partenza, mai un arrivo. Quindi vedo Oltre.