Massimo Civita è l’amministratore di Rossoporpora, il brand del total look di intimo indossato da Melissa Satta.

Gli slip che indossa Melissa Satta sono disegnati e realizzati in Puglia, ad Andria. Entriamo nello stabilimento della Erman srl. La silhouette generosa di Melissa compare su un poster pubblicitario accanto al brand Rossoporpora. Siamo in una delle aziende cresciute tantissimo nel segmento total look underwear italiano. Massimo Civita e suo fratello Fausto gestiscono un’azienda che produce tutto ciò che è intimo per uomo, donna, ragazzo, ragazza: dallo slip al boxer, alla t-shirt intima al pigiama. Un’altra immagine ci restituisce il volto di Aldo Montana, campione olimpico di scherma, un altro testimonial storico dell’azienda Erman Rossoporpora. Fondata da Armando Civita, papà di Massimo e Fausto, la Erman ha impiegato una sola generazione per scalare i vertici della moda italiana dell’intimo. Lo dicono i numeri prima di tutto: 40 operai che lavorano nella sede di Andria, che si sommano ad altri 250 addetti impiegati nella Erman Alba a Tirana (Albania), altro centro produttivo del gruppo. Migliaia di capi intimi ogni anno venduti non solo in Italia ma anche in Russia, nei Balcani fino a toccare Spagna, Francia e Portogallo. Incontriamo Massimo Civita, amministratore della Erman e responsabile relazioni esterne.

Tuo padre fonda la Erman nel 1990, negli anni Duemila tu e tuo fratello Fausto entrate in azienda: questo è il momento della svolta.

Io e mio fratello Fausto siamo entrati in azienda giovanissimi, eravamo entrambi poco meno che ventenni. Abbiamo avuto la fortuna di ricevere da nostro padre  fiducia e ampia libertà di dire la nostra, di portare la nostra visione e realizzare le nostre idee.

Qual è il valore aggiunto che porta il vostro ingresso nella Erman?

All’inizio questo era solo un piccolo opificio a conduzione familiare. Oltre a mio padre vi lavoravano mia madre e qualche operaio. Poi negli anni Novanta abbiamo  avvertito forte l’esigenza di dare aquesta realtà un’identità e un ruolo precisi nel mercato.

Ed è così che nasce proprio con voi il brand Rossoporpora. Perché proprio questo nome?

Ho sempre avuto l’idea di realizzare un prodotto che fosse differente dagli altri. Credo, inoltre, che nel mercato dell’intimo puoi fare la differenza offrendo un prodotto elegante, con uno stile più “pulito” e allo stesso tempo fuori dai canoni convenzionali. E così abbiamo pensato a un nome che potesse rispecchiare questa idea: il porpora è il colore della nobiltà, il colore dell’aristocrazia. Rossoporpora nasce così.

La vostra storia è identica a quelle di altre realtà imprenditoriali familiari presenti nel Nord Barese. La domanda quindi è sempre la stessa: come fa un’azienda piccola nel settore tessile a diventare un brand internazionale? Qual è il segreto?

Non c’è un segreto. C’è solo la voglia, la capacità, il credere in  quello che si sta facendo. Sono sempre più convinto che quando si sta facendo qualcosa, quando stai realizzando un progetto, devi innanzitutto crederci ed essere convinto tu per primo della bontà di quello che stai facendo.  Tutto quello che viene dopo poiè e dev’essere tanto lavoro, tanto sacrificio e il mettere da parte la presunzione, avere l’umiltà di saper  ascoltare il mercato, ammetteredi non poter sapere tutto e non smettere mai di impare e conoscere.

Hai avuto mai, in questi anni, la chiara la percezione che stavate compiendo il proverbiale salto di  qualità diventando tra i protagonisti della moda italiana?

Un momento in particolare no, ma la crescita la percepisci ogni volta che tiri fuori una linea creativa nuova. Quando abbiamo ideato il marchio Rossoporpora e cominciato  i primi progetti di comunicazione con quello che è stato il nostro primo testimonial in assoluto, Aldo Montana, in quel momento in realtà abbiamo toccato con mano la spinta che la comunicazione poteva dare alle nostre idee. Operiamo in un mercato con un prodotto difficile da differenziare, produciamo un capo di abbigliamento che per sua natura è nascosto e per di più stiamo in un settore in cui le nostre idee impiegano poco tempo a essere inseguite. In un contesto così diventa dunque importante la presentazione e la comunicazione di queste idee.

Quindi avete puntato sulla qualità  non solo del prodotto, quanto anche nella comunicazione del prodotto…

Sì esatto, la comunicazione per noi è assolutamente fondamentale.

Attraverso i vostri capi di intimo come vedete cambiare il  rapporto tra la donna e la sua femminilità?

La donna oggi ama essere guardata e quindi cerca di scoprirsi per catturare l’attenzione dell’uomo. Lo fa mettendo in risalto l’intimo che indossa sotto il normale abbigliamento. Una volta mostrare l’intimo era un tabù, quasi una vergogna, un disonore. Oggi invece la donna, e l’uomo anche, mostrano lo slip, indossano maglie corte affinché si veda la fascia dell’intimo che spunta dal pantalone. Il vedo- non vedo funziona sempre.

L’apparire è diventato un po’ esasperato..

Sì bisogna fare attenzione affinché l’eleganza non diventi volgarità.

Dove si trova questo confine tra eleganza e volgarità?

Il vedo-non vedo resta sempre il punto ultimo dell’eleganza, direi della castità, prima che si trasformi in un facile ammiccamento.

La tecnologia nell’intimo in questo anni è intervenuta anche nel rapporto con il proprio corpo, penso per esempio ai reggiseni push-up.

Sono diverse le soluzioni che il mercato ha sperimentato in questi  anni: è nato il reggiseno con il «pesciolino» che imbottisce e crea volume al seno, oppure lo slip con la cucitura alzaglutei, insomma  esistono ormai tante tecnicheper mettere in risalto la bellezza della donna. In questa evoluzione  però c’è prima di tutto la volontà della donna stessa di essere sempre in forma attraverso il fitness e la cura del proprio corpo.

A te Massimo, cosa affascina di più di una donna?

Mi piace parlare con una donna. È proprio parlando che la donna riesce a conquistare l’attenzione. L’aspetto fisico, la bellezza esteriore, il portamento, vengono dopo.

Mi dicevi prima che sei fidanzato, che ruolo ha la tua ragazza nelle tue scelte?

La coinvolgo sempre nelle scelte che riguardano Rossoporpora, le mostro le nuove linee e le chiedo un parere. È una persona che lavora nel campo della moda quindi ci tengo molto alla sua opinione, al suo «occhio».

FAUSTO CIVITA: «LA NOSTRA GENERAZIONE HA PORTATO MODERNITÀ»

Due fratelli alla guida di un’azienda di moda, ideatori di un brand diventato punto di riferimento nel mercato dell’intimo internazionale. Massimo e Fausto Civita sono entrati nell’azienda di famiglia quando erano entrambi ventenni, hanno preso dal loro padre le redini della gestione e da lì in poi è stata una continua scalata al successo. Si sono divisi i compiti operativi e imposti una regola non scritta: i parenti e tutto quello che attiene la dimensione familiare non devono superare i cancelli della Erman Srl. Ma qual è il valore aggiunto portato da questa nuova generazione? Lo abbiamo chiesto a Fausto, il più piccolo dei fratelli Civita, manager della produzione di Rossoporpora. «Abbiamo portato la capacità di guardare al di là della nostra stessa azienda, ci siamo concentrati sul modo in cui i mercati e i gusti dei consumatori si evolvono e sui nuovi linguaggi della comunicazione. Ecco, rispetto al passato, abbiamo portato una grande capacità di comunicare e arrivare al consumatore finale in maniera diversa rispetto a quanto accadeva prima.

Qual è l’elemento in particolare che vi ha fatto spiccare il volo?

«L’idea di essere moderni e sempre attuali. La comunicazione è stata strategica anche in questo: se venti anni fa si puntava tutto sulla forza commerciale e vinceva chi disponeva di una maggiore capacità economica, oggi è diventato fondamentale lo stile e l’approccio creativo con il cliente e con i mercati».

Che impatto hanno i social nelle strategie di comunicazione di un’azienda di moda?

«I canoni di bellezza di una donna o di un uomo non sono cambiati rispetto a qualche anno fa, quello che invece si avverte forte è la necessità di comunicare la propria bellezza e di apparire. I social in questo senso rappresentano una straordinaria opportunità: agli uomini e alle donne piaceva anche prima apparire, solo che se prima dovevi uscire in piazza in paese per mostrare un nuovo abito, oggi basta un selfie su Facebook e Instagram per essere ammirati da un numero considerevole di persone.  Questo spiega perché la donna e l’uomooggi ci tengono di di più all’estetica. Lo stesso discorso vale per noi aziende: i social hanno aperto gli orizzonti, hanno esteso le frontiere e rappresentano una vetrina importante. Una finestra sul mondo».