I conti pubblici italiani periodicamente finiscono nel mirino delle istituzioni internazionali. Recentemente il nostro Paese ha rischiato una  procedura per debito eccessivo dall’Unione Europea, poi rientrata sulla base di alcuni aggiustamenti del Governo italiano alle previsioni di finanza pubblica. Effettivamente l’entità del debito pubblico italiano continua a crescere e la politica economica dell’attuale Governo  giallo-verde lascia poco spazio a ipotesi di riduzione. Ma allora perché tutti gli analisti continuano a ritenere la situazione italiana “tranquilla”?

GLI ITALIANI “HANNO DA PERDERE”

Semplicemente perché gli azionisti dell’azienda Italia (cioè i cittadini  italiani) detengono un patrimonio aggredibile che vale oltre quattro volte il debito della loro azienda. Come si direbbe dalle nostre parti, nella valutazione di un credito bancario, i debitori “hanno da perdere”. A fronte di un debito pubblico di circa 2.350 miliardi di euro, gli italiani detengono ricchezza privata per circa 10.700 miliardi di euro. Di  questi, circa il 60% è rappresentato da immobili, mentre il restante 40% da attività finanziarie.

Questi numeri giustificano i numerosi recenti interventi da parte degli organismi internazionali (in particolare FMI e OCSE) che raccomandano politiche di trasferimento di parte della ricchezza privata nelle casse pubbliche per favorire la crescita, come pure il giudizio sostanzialmente stabile delle agenzie di rating sulle prospettive di crescita del Belpaese. In sostanza, tutti gli osservatori internazionali continuano a giudicarci un’economia che arranca, ma con un salvagente pronto a essere utilizzato per salvare l’Italia dall’annegamento: il patrimonio degli italiani.

LA PATRIMONIALE CHE INCOMBE

Penso non siano sfuggiti a nessuno i recenti allarmi su una possibile tassa patrimoniale di emergenza, sulla falsariga della famosa manovra del Governo Amato nel 1992. Di cosa si tratta? Sostanzialmente di una tassa una tantum sul valore del patrimonio.
L’analisi della composizione della ricchezza degli italiani può aiutarci a comprendere meglio i rischi di questo allarme. Circa il 60% del patrimonio privato italiano è costituito da immobili. La maggior parte delle famiglie italiane è proprietaria della prima casa, mentre una buona parte detiene anche altri immobili. Attualmente la prima casa è esente da imposizione fiscale, mentre le seconde case e gli immobili di lusso sono tassati.

Un primo passo verso l’aumento del prelievo sulla ricchezza immobiliare è l’adeguamento dei valori catastali già in corso, ma, pur non trattandosi di una misura di immediata realizzazione per le casse dello Stato, non escluderei un aumento delle aliquote e/o una reintroduzione della tassazione della prima casa.

IL “SALVADANAIO” ITALIANO

Sul fronte finanziario, gli Italiani possiedono circa 4.400 miliardi di euro in liquidità e titoli. Siamo un Paese con una forte propensione al risparmio, ma una scarsa capacità di pianificare gli investimenti. La maggiore preoccupazione su questo fronte è rappresentata dagli oltre 1.400 miliardi dormienti sui conti correnti degli italiani, un bel piatto subito pronto per fronteggiare eventuali emergenze. Ma anche eventuali incrementi delle aliquote di imposizione sulla ricchezza finanziaria non sono da escludere.

C’è infine un ultimo fronte, al momento decisamente trascurato dagli italiani, per il quale siamo considerati la Cenerentola d’Europa e sul quale circolano rumors di un interessamento da parte del Parlamento: le imposte di successione e donazione. Per quanto non incidano direttamente sullo stock di ricchezza disponibile, le imposte di successione e donazione potrebbero subire variazioni di aliquote e di franchigie, tali da rendere complicato il passaggio generazionale della ricchezza.

Con l’aiuto di professionisti si possono creare barriere per rendere più difficile l’aggressione del patrimonio ma, nonostante le rassicurazioni dei Governi, in caso di emergenza saremo tutti chiamati a salvare l’Italia.