La legge di stabilità 2016 ha introdotto sul mercato finanziario italiano i Piani Individuali di Risparmio (PIR), sperando di replicare il successo ottenuto da strumenti simili in altri Paesi europei.
I PIR sono strumenti finanziari che coniugano l’esigenza dei risparmiatori di reperire investimenti di medio-lungo periodo fiscalmente convenienti, e la necessità delle piccole e medie imprese italiane di finanziarsi sul mercato dei capitali.

Vediamo in dettaglio le caratteristiche peculiari di un PIR:
• può essere sottoscritto solo dalle persone fisiche, non è cointestabile, e può essere sottoscritto solo una volta nella vita della persona;
• ha una durata minima consigliata di 5 anni per motivi fiscali, ma lo si può tenere anche per tutta la vita;
• richiede un investimento minimo di 500 euro, mentre quello massimo è di 30.000 euro annui, pertanto la cifra massima che sipuò investire in un PIR è di 150.000 euro nei 5 anni di durata minima;
• nei limiti indicati, permette l’esenzione dalla tassa sui capital gain e dividendi incassati (26%), e dall’imposta sulle successioni e donazioni;
• almeno il 70% del valore complessivo del PIR deve essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo, aventi attività stabile in Italia;
• di questo 70% almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB di Borsa Italiana o indici equivalenti di altri mercati regolamentati;
• la liquidità può arrivare al massimo al 30% per almeno i due terzi di ogni anno solare e il peso di ogni singolo emittente non può superare il 10% del portafoglio.

Nell’intento del legislatore i PIR dovrebbero costituire il volano per lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane, con i limiti descritti ad evitare speculazioni di breve periodo. A pochi mesi dal loro debutto i numeri sembrano dare ragione al legislatore: tutti gli indici di mercato del segmento PMI italiane, oltre ai fondi costituiti ad hoc dalle principali case di risparmio gestito, fanno registrare crescite a due cifre. Un successo ampiamente annunciato; in soli sei mesi gli italiani hanno investito in PIR oltre 5 miliardi di euro, e si prevede che nei prossimi 5 anni il patrimonio complessivo investito in PIR possa toccare quota 70 miliardi di euro.

Paolo D’Ambra