«Avere stile non significa essere notati, ma ricordati». La massima di Giorgio Armani riassume tutto, in pochissime parole, la differenza tra stile e moda. Due concept spesso confusi tra loro, eppure così distanti. Si potrebbe dire che la moda sta allo stile, come un ufficio marketing sta a un ufficio stile. Una differenza non solo di forma, ma di sostanzia. È di moda chi si affida a proposte spesso studiate in meeting di marketing, chi si mette nella scia delle vendite di massa, il cliente finale che preferisce avere un capo inflazionato che lo qualifichi nello standard. Al contrario, lo stile è di chi è capace di personalizzare il proprio look al punto da vestirsi con una seconda pelle, con una combinazione di capi e colori e formati che lo identifica inequivocabilmente. Pensate ai costumi di David Bowie, al modo di abbigliarsi di Freddy Mercury e fate una standing ovation allo stylist che ha curato iI look di Jovanotti nel suo ultimo tour estivo. Self made man dello stile.

L’avvento di internet e dei social media ha approfondito ancor più, se possibile, il solco tra stile e moda. Oggi quest’ultima è scritta a tavolino – anzi a tastiera – da blogger o influencer pagati per indossare quel determinato capo su cui si sono già lanciati in produzione grandi stock di produzione. Si tratta di un fenomeno sociale collegato al largo uso dei social e che ci allontana purtroppo dal concetto di moda. Ciò che è più sconcertante e che in qualche modo mi rammarica, è la facilità con cui alcuni big della moda riescono a «spingere» certi brand al consumatore finale, considerandolo già in partenza una sorta di automa postmoderno facilmente attaccabile.

Nasce così il falso mito. Lo stile, ahimè, non è invece acquistabile. Pochissimi sono le personalità pubbliche o della vita quotidiana a cui poter attribuire uno stile. Lo stile scorre nelle vene, è un talento, un dono artistico.