Il potere delle piante è da sempre stato utilizzato in senso curativo. Dal greco phytón, pianta, e therapéia, cura, fitoterapia significa sostanzialmente guarire grazie al potere della natura: una pratica millenaria, patrimonio dell’antropologia e della medicina popolare. I principi attivi presenti nelle piante le rendono, infatti, concentrati di virtù curative per il benessere e la salute. Un argomento di straordinario interesse che affonda le sue radici in saperi antichi come quelli della spagyria e dell’alchimia, ma in continua evoluzione grazie all’innovazione e alla ricerca.

Ad introdurci in questo mondo ancora tutto da scoprire è per OLTRE Vito Cannillo, amministratore di Forza Vitale a Corato, un laboratorio all’avanguardia nel settore dell’integrazione alimentare e della fitoterapia. 25 anni di attività quest’anno, sempre ispirati dall’incontro tra le antiche scienze erboristiche e le più moderne tecniche estrattive. Tutto, al servizio dei professionisti della salute. Vera eccellenza pugliese oggi Forza Vitale produce oltre 400 diverse tipologie di integratori ed  estratti erboristici.

L’azienda può vantare al suo interno un proprio laboratorio di ricerca e qualità, la certificazione GMP e la collaborazione con alcune università italiane nel campo della ricerca. Commercializza i suoi prodotti in Italia, in Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Filippine e punta ad espandersi sui mercati orientali. L’azienda è inoltre associata alla FEI Federazione Erboristi Italiani, collabora stabilmente con l’ABAP, Associazione Biologi Ambientalisti Puglia, ed è nella Sezione Sanità di Confindustria Bari – Bat.

Tutto nasce dalla capacità imprenditoriale del dottor Joseph Cannillo, fondatore dell’azienda Forza Vitale, che Cannillo figlio guida ora con altrettante capacità. Tra i più giovani imprenditori del settore erboristico in Italia ed Europa, manager eclettico e “visionario”, nato a New York e vissuto a metà tra le spinte innovative del modus operandi made in USA e il valore aggiunto della cultura e della tradizione made in Italy, Vito Cannillo, laurea in Economia e Legislazione d’Impresa alla Bocconi di  Milano, è membro della Commissione tecnica della FEI, Federazione Erboristi Italiani, e rappresenta la Puglia dal 2016 nella NIAF, Fondazione statunitense italo-americani, con sede a Washington D.C., che comprende oltre 25 milioni di cittadini italo-americani residenti negli USA e dal 1975 contribuisce a tenere saldi i rapporti tra il Bel Paese e gli Stati Uniti d’America, 30 collaborando attivamente con il Congresso degli Stati Uniti e con la Casa Bianca.

25 anni di attività e di passione: quale ruolo ha ancora oggi in azienda
la spinta e la figura di suo padre (il fondatore) e in generale il valore aggiunto tipico delle esperienze imprenditoriali familiari?

Abbiamo festeggiato al SANA a Bologna, la più importante fiera di settore, loro hanno compiuto 30 anni e noi 25. Mio padre, il dott. Joseph Cannillo, è il fondatore dell’azienda Forza Vitale e suo attuale direttore scientifico. Biologo, ricercatore e docente di fitoterapia (Istituto EUNAM in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma) tra i tre membri benemeriti della F.I.B. (Fondazione Italiana Biologi), mio padre si è laureato negli Stati Uniti e è vissuto lì fino ai primi anni ‘90 quando, rientrato in Puglia a Corato (Ba), sua terra d’origine, non ha deciso di costituire questo laboratorio erboristico. Per quanto riguarda la nostra attività uniamo i concetti di base dell’imprenditoria italiana a conduzione familiare ad una visione altamente manageriale con un forte imprinting meritocratico delle  figure che lavorano in Forza vitale.La gestione familiare ci permette di creare un clima lavorativo molto sereno. Una delle mie difficoltà iniziali è stata proprio quella di trovare un riconoscimento effettivo in qualità di amministratore che non andasse in conflitto con la familiarità, la vicinanza, che tutti gli altri indipendenti  avevano nei miei riguardi poichétutti mi hanno visto nascere.

Partiamo dal nome. Perché Forza Vitale?

Occupandoci di medicina naturale, il concetto alla base della nostra visione di salute, per quanto riguarda l’intervento sulla persona, deve essere basato sulla nostra energia ispiratrice che ogni mattina ci consente di svegliarci e di proseguire il cammino di vita. Questa energia nell’uomo, nella natura, negli animali, nelle piante si chiama energia vitale. La medicina naturale ha una duplice interpretazione: una visione diversa dalla medicina classica, non cura solo la persona nella sua patologia,  ma la persona nel suo essere. Questa visione olistica va oltre ilcorpo, cioè l’espressione della malattia dal punto di vista del sintomo, e va ben più in profondità, sino ad aspetti più sottili come quello dell’energia vitale, dello spirito, ciò che ci lega ad un mondo inesplorato, per molti attiene alla sfera religiosa, in cui c’è un’energia che ci mantiene in vita e ci abbandona nel momento della morte. Noi cerchiamo con la nostra visione salutistica di mantenere la nostra forza vitale in salute fino all’ultimo giorno in cui ci sarà permesso essere qui. Il 70% dei farmaci nascono da una molecola vegetale. La farmaceutica  per facilità di brevettazione delle molecole le ha modificate, rese più assorbibili e assimilabili dal corpo umano, per avere un effetto immediato sul sintomo. Da un lato grandi vantaggi dunque, dall’altro la molecola sintetica che il nostro corpo non riconosce come naturale, tende ad avere maggiore tossicità, la medicina naturale questo non lo fa. Si parte da sostanze vegetali e si rimane in quell’ambito.

Noi non abbiamo inventato nulla, nella natura c’è già tutto?

Probabilmente sì, ma noi conosciamo una piccolissima percentuale di ciò che c’è. Ed è proprio il motivo della critica che l’azienda naturale fa a chi sceglie una via iperscientifica del farmaco, che presume di conoscere tutti quelli che siano i rischi interconnessi e gli effetti, le implicazioni future su un bambino, per esempio, a cui viene somministrato un vaccino o un  antidolorifico. Invece probabilmente non conosciamo tutto quello che sarà il nostro percorso evolutivo.

Per quanto attiene gli integratori in America sono all’avanguardia. In Italia c’è una querelle, c’è chi sostiene, anche tra i medici, che degli integratori si possa tranquillamente fare a meno, basta avere un’alimentazione equilibrata e bilanciata.

Si, principalmente però in America si parla di mercato di vitamine e minerali. Sicuramente un’ottima alimentazione è il punto di partenza per un’ottima salute, ed essendoci nel mondo vegetale, animale, minerale, sostanze atte a supportare il nostro benessere, la visione è ottimistica ma utopistica allo stesso tempo.

Il problema è che i tempi di gestione della nostra vita oggigiorno sono molto frenetici, quindi se già non riusciamo a pensare di mangiar bene, immagina se dovessimo pensare di alzarci al mattino e dire per esempio “oggi ho un sovraccarico epatico perché ieri ho fatto una bravata in discoteca, devo mangiare questi alimenti in maniera sinergica e in queste quantità”. Non tutti per altro assorbono la stessa molecola alla stessa maniera. Le quantità necessarie per agire in un organismo cambiano da soggetto a soggetto per una serie di fattori, come per esempio il peso dell’individuo. Poi incidono anche le condizioni genetiche, metaboliche, di età: ci sono troppi fattori per dire che l’alimentazione può essere sufficiente, e ciò mi porta a pensare che in realtà se c’è invece la possibilità di avere un integratore alimentare fatto secondo determinati standard e canoni ben venga.

L’idea non è affidarsi alla vicina di casa, o all’amica per dei rimedi. Forza vitale si rivolge a professionisti, non vendiamo i nostri prodotti se non per il tramite di medici, naturopati,  erboristi, farmacisti, perché loro hanno le conoscenze di base per poter decodificare i nostri standard qualitativi. Sulla visione americana diciamo che loro stanno vivendo in questo momento una esplosione di mercato dovuta all’ampiamento del metodo comunicativo, però rispetto a noi pagano lo scotto di non avere il nostro background culturale sull’erboristeria, quindi hanno sviluppato molto il settore vitamine e minerali, che si aggiungere a quello alimentare.

Per farti comprende, negli Stati Uniti non si può bere latte che non sia addizionato di calcio, la pasta non può essere tal quale ma deve essere addizionata di vitamine e minerali perché per loro la pasta così com’è non è fonte di principi nutrizionali sufficienti. Loro hanno il concetto che tutto ciò che si porta alla bocca e deve essere assimilato deve essere fortificato. Ciò ha portato ad utilizzare grandi quantità di vitamine e minerali, cosa che la scienza oggi sconsiglia. È sempre bene prendere la quantità giusta, inserita in un regime nutrizionale valido fatto da un professionista che sia un nutrizionista, un medico, un dietista, ecc.. che conosca molto bene sia l’azione degli alimenti, sia l’azione degli integratori che si vanno ad associare. Ogni abbinamento che si fa con le molecole compie una variazione di quella azione.

Il mercato degli integratori è sempre più ampio e ricco di offerte: come distinguere un buon integratore da uno inefficace? Come proteggerci dalle “fake news” che dilagano in questo ambito?

Partiamo dalle fake news. Paradossalmente le fake news per alcuni anni sono state linfa per un’apertura verso una visione alternativa. Non dimentichiamoci che purtroppo la maggior parte delle persone oggi crede ancora che il farmaco sia l’unica via possibile. Le informazioni sul biologico per esempio dieci anni fa sarebbero state considerate fake news. Le informazioni vanno filtrate, non vanno censurate, chi ha un’idea diversa dalla nostra non va demonizzato.

C’è il problema che molto spesso vengono veicolate informazioni non veritiere. Io direi che per la propria salute vada tenuto in conto solo il parere dei professionisti. A livello comunicativo sarebbe invece idoneo creare una sorta di certificazione dell’informazione. Esiste oggi una scienza alternativa, ci sono scienziati che sostengono che una pianta come il salice per esempio abbia effetti antipiretici, dunque ci sono altre vie rispetto alla medicina tradizionale. Bisogna saper filtrare.

Non sempre si può applicare il metodo scientifico a questo mondo alternativo: questo metodo di validazione è stato creato per una molecola di sintesi. Non si può fare per esempio per l’omeopatia, a differenza della  fitoterapia. Noi facciamo principalmente fitoterapia, utilizziamo la pianta, estraiamo un principio attivo, siamo un laboratorio fitoterapico, in più facciamo integrazione minerale e vitaminica e partiamo da basi solide di conoscenza.

Da dove attingete? Anticamente c’erano gli erbari.

Nulla è cambiato. Quello che conosciamo per il 70% deriva di lì. Considera che stiamo lavorando su un progetto nuovo. Una variazione di tessuto. Faccio un esempio, solitamente della camomilla si prende il fiore. Noi utilizziamo delle piante che vengono seminate, quindi non selvatiche, coltivate secondo un capitolato tecnico che diamo ai nostri fornitori, loro sono in grado di dirci se le piante corrispondono a quel capitolato, prima di acquistare la pianta facciamo dei controlli di qualità.

Qui in laboratorio avvengono migliaia di test che hanno l’obiettivo di determinare se la materia prima, il semilavorato o il prodotto finito stia seguendo un processo validato da uno staff scientifico al cui capo c’è mio padre, il dott. Joseph Cannillo. Purtroppo la ricerca in Italia si è fermata perché la ricerca costa e deve avere un ritorno immediato, le aziende italiane non ha investito molto, all’estero la ricerca si è focalizzata negli ultimi decenni sul mondo del farmaco, perché esso porta maggiori introiti.

Oggi per fortuna molti si stanno avvicinando ad una visione complementare, una visione olistica da unire a quella  farmaceutica tout court. Ci sono alcuni farmaci dai quali non si può prescindere, quelli antitumorali per esempio, ma anche i semplici antibiotici, io ho tre figli e mai mi sognerei di non somministrare un antibiotico a mio figlio qualora ce ne fosse davvero bisogno.

L’abuso fa male. La farmacia e la medicina hanno fatto passi da gigante. Lo standard oggi ci permette di poterci comparare come fitoterapia ad una azione farmacologica. Tra noi e il farmaco però c’è una normativa ben diversa, noi non possiamo vantare proprietà terapeutiche per i nostri prodotti, loro hanno un sistema di ricerca, sviluppo e produzione che è stato codificato negli anni secondo un metodo scientifico. L’erboristeria è così tanto antica da non aver avuto la validazione con il metodo scientifico. È bene che si faccia però: per fortuna molti enti privati ma anche università hanno cominciato a capire che c’è un mondo ancora da scoprire. Per esempio quello che stiamo facendo noi: utilizzare la gemma in fase di accrescimento piuttosto che il fiore adulto, che ha una valenza completamente diversa.

E questo lo stiamo scoprendo ora con i test in laboratorio. C’è una maggiore energia vitale nelle gemme piuttosto che nella pianta adulta. Abbiamo cercato di sviluppare un progetto di ricerca sulla gemmoterapia che è antica, parliamo dei primi dell’800, quando si diceva che la parte embrionale della pianta che ancora deve diventare fiore e sbocciare in tutta la sua bellezza, se io la colgo e la congelo in una tintura, probabilmente essa ha una energia maggiore. Se guardi i nostri test dimostrano appunto questo. Parlare di energia oggi è difficile, è una questione culturale, ci hanno allevati credendo che ciò che funziona sia solo la compressina, c’è bisogno di cominciare ad avere una nuova visione, una nuova sensibilità. Io so che c’è qualcosa che non so spiegare che mi consente la mattina di svegliarmi. Che cos’è? Pesa 21 grammi come dicevano in un famoso film? Io non lo so, ma c’è. La gemmoterapia è il lancio verso una diversa fitoterapia, stiamo vedendo che quel tessuto embrionale è molto potente nella  ua replicazione. La stessa cosa che accade per le nostre cellule staminali per esempio, esse sono velocissime nella replicazione. Noi riusciamo oggi a replicare quelle cellule in laboratorio, senza utilizzare un terreno vero e proprio, in un terreno sterile che ha una valenza migliore, e così eliminiamo tutti i fattori endogeni ed esogeni. Io riesco a selezionare la pianta e tenerla come pianta madre e poi replicare la coltura. Oggi si parla di hamburger fatto in laboratorio.

Il problema sarà capire come si interfacceranno gli Enti governativi, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), e l’Europa con questo nuovo tipo di alimentazione! Per noi che facciamo olistica, energeticamente parlando, magari una pianta cresciuta in laboratorio è un po’ più sterile. Però è anche vero che avendo a disposizione le colture posso andare a produrre solo quello che mi serve, ammortizzando così i costi energetici e ambientali.

Rappresenti la Puglia al NIAF (National Italian American Foundation). Cosa intendi fare per promuovere l’Italia all’estero? Credi sia il momento d’oro per la Puglia? Come possiamo non perdere l’occasione di una vita?

Spero che non sia già stata persa. Abbiamo lavorato per il NIAF dal 2016 ad oggi per dare visibilità alla Puglia. Nel 2018 la Puglia è diventata Regione d’onore della NIAF, ma questo riconoscimento è stato poco comunicato.

L’obiettivo è quello di cambiare visione strategica politica e imprenditoriale, perché se i risultati sono quelli di quest’anno, la Puglia non ha sfruttato questa opportunità. Cosa bisogna fare? Sicuramente cambiare cultura d’impresa perché altrimenti in America non si può andare. Non bisogna cambiare il concetto di italianità, snaturandolo e tarandolo sul sistema americano, come molti in passato hanno fatto.

Bisogna fare cultura. Il problema Puglia a livello turistico per esempio è quello. Offriamo un prodotto che noi riteniamo giusto ma che gli utenti non ritengono tale, infatti abbiamo avuto un calo di presenze in Puglia. Ho sempre sperato che il Salento non fosse un secondo caso Gargano. Ci sono state una serie di congiunture fortunate che hanno portato flussi turistici qui, ma non siamo riusciti a sfruttare questa fortuna. Abbiamo pensato che il mare fosse sufficiente, invece non è così. La gente è sempre più esigente, vuole vivere esperienze. Il turismo deve essere esperenziale, il bello è che noi ce le abbiamo nel nostro DNA queste potenzialità, non siamo un parco giochi, in Puglia queste cose esistono davvero, non ce le dobbiamo inventare, tutto sta a saperle comunicare in modo efficace a fini turistici.

Gli Stati Uniti? Il mio primo amore. Ci sono nato. Il vivere italiano lì è una visione non fedele all’Italia. C’è un forte interesse per il brand Italia, ma negli anni è stato coltivato un brand che non è corrispondente alla vera Italia, perché è sempre stato adattato al sistema americano. Ora è il caso di cambiare. Vedo tanti imprenditori che vanno in America e stanno facendo un buon lavoro. Ora a New York posso mangiare una buona pizza o un buon gelato artigianale. Il problema è che noi dovremmo portare qui i flussi, il canale NIAF dovrebbe servire proprio a questo, essere quel ponte di collegamento tra l’Italia, la Puglia, e gli USA.

Da giovane imprenditore come vedi la situazione italiana?

Sto cercando di amarla, la vedo dura, sono contento che per la fitoterapia ci siano imposizioni internazionali per le certificazioni. Sull’alimentare siamo già molto attenti a recepire tutte le certificazioni perché sappiamo che è il nostro maggiore core business. Ci manca un metodo, il Sistema Italia ha bisogno di un metodo, oltre alla visione progettuale e anche manageriale del lavoro. La visione progettuale c’è nel macrocosmo imprenditoriale, è il piccolo imprenditore che non ce l’ha. Sarebbe importante l’Investimento anche in cultura per i piccoli imprenditori in tutti i settori, soprattutto in quello turistico. La leva culturale per un Paese è importante.

Cosa vedi Oltre?

Noi guardiamo già oltre, pur basandoci sul concetto antichissimo della spagyria che letteralmente dal greco significa “separare e unire”, cioè estrarre dalle piante le proprietà intrinseche e riunirle, abbiamo però sempre voluto innovare e rinnovare. Per andare oltre per noi il percorso deve essere verso una maggiore presa di coscienza di quello che siamo. Riteniamo infatti che il miglioramento del benessere non sia soltanto dovuto ad un rimedio che viene somministrato ma è un concetto molto più ampio a cui ognuno di noi deve avvicinarsi.